All’ex militante neofascista è stato inflitto, in primo grado, l’ergastolo per aver concorso come quarto uomo all’attentato del 2 agosto 1980, ma uno dei giudici popolari al momento della camera di consiglio aveva superato l’età massima per il ruolo.
Rischia di essere annullato e da rifare il processo a Gilberto Cavallini, ex componente dell’organizzazione neofascista Nuclei armati rivoluzionari (Nar) condannato in primo grado all’ergastolo per concorso nell‘attentato alla Stazione che il 2 agosto 1980 costò la vita a 85 persone.
Nell’udienza di appello di oggi, infatti, gli avvocati di Cavallini hanno contestato che uno dei giudici popolari, al momento di entrare in camera di consiglio, aveva già compiuto 65 anni: per legge nelle Corti di assise devono avere un’età compresa tra 30 e 65 anni. Se nell’udienza del prossimo 18 maggio la Corte d’Assise d’appello desse ragione alla difesa di Cavallini, si potrebbe arrivare a una sentenza di nullità, come avvenuto in due casi recenti a Palermo e Messina.
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