Come era quasi scontato dopo una pronuncia della Cassazione su un caso analogo a Palermo, la Corte d’Assise d’appello ha rigettato ieri l’eccezione degli avvocati dell’ex militante neofascista sul fatto che quattro giudici popolari avessero raggiunto l’età di 65 anni durante il dibattimento.
Dopo la decisione della Cassazione, che la scorsa settimana ha accolto il ricorso della Procura generale di Palermo contro l’annullamento di una sentenza di primo grado perché uno dei giudici popolari di Corte d’Assise aveva compiuto 65 anni mentre il procedimento era in corso, la Corte d’Assise d’appello di Bologna ha rigettato ieri l’eccezione con cui i legali dell’ex militante dell’organizzazione neofascista Nuclei armati rivoluzionari (Nar) Gilberto Cavallini avevano chiesto di annullare la condanna all’ergastolo inflitta il 9 gennaio 2020 per concorso nell’attentato che uccise 85 persone alla Stazione il 2 agosto 1980. Alla base della richiesta dei difensori di Cavallini, c’era proprio il fatto che quattro dei giudici popolari che hanno partecipato al processo avessero raggiunto l’età di 65 anni durante il dibattimento, ma dopo la decisione della Cassazione era quasi scontato che la loro eccezione sarebbe stata rigettata.
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