I dati dell’Emilia-Romagna nella relazione annuale del garante. Antigone: “È numericamente provato che chi accede a forme alternative rispetto a scontare la pena completamente in carcere ha meno possibilità di commettere nuovamente reati”.
Ieri in commissione a viale Aldo Moro il garante regionale per le persone prive della libertà, Roberto Cavalieri, ha esposto la propria relazione annuale. Non è una novità, ma i penitenziari dell’Emilia-Romagna si confermano gravamente sovraffollati: 3339 reclusi, il 114 per cento oltre la capienza. Quasi la metà (48%) sono migranti, tre quinti dei quali provenienti dal Maghreb. Per oltre il 95% sono maschi, ma ci sono quattro detenute detenute con figli minorenni. Il 35% delle persone in carcere potrebbe uscirne, avendo pene che permetterebbero di accedere a misure alternative. Almeno la metà hanno provato alm eno una volta atti di autolesionismo.
Elia De Caro, dell’associazione Antigone, ribadisce l’importanza di favorire l’accesso a modalità alternative alla detenzione. “È numericamente provato che chi accede a forme alternative rispetto a scontare la pena completamente in carcere ha meno possibilità di commettere nuovamente reati. Per questo- sottolinea De Caro- bisogna che i territori si impegnino nei percorsi di recupero e di reinserimento nella società: le pene alternative hanno effetti positivi perché danno seguito a attività iniziate in carcere. Su questo serve uno sforzo comune”.
Correlati
- Viaggio nell’inferno della Dozza
- In Emilia-Romagna ogni giorno almeno una persona detenuta chiede al Garante di intervenire
- Divario di genere senza frontiere: dal Comune al carcere
- In Emilia-Romagna quattro detenute/i su dieci hanno almeno una patologia cronica
- Carcere del Pratello, Ausl: “Criticità su pulizia e manutenzione, con rischio contagi”
- Si muova la città: il buio del Pratello non ci può inghiottire
- L’orrore del carcere minorile del Pratello: “Spazzatura ovunque, ragazzino sofferente isolato in cella indecente”

