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“Sulla memoria di Emma il pink washing dell’Alma Mater”

L’Ateneo ha inaugurato un’aula intitolata alla studentessa uccisa a maggio ed ha annunciato che le conferirà una laurea. Laboratorio Cybilla: “L’Università strumentalizza l’accaduto per tingersi di rosa, ritraendosi come ente magnanimo, attento alle tematiche sociali e che ha a cuore ogni soggettività che l’attraversa, mentre non fa altro che essere lo specchio di questa società”.

25 Giugno 2021 - 12:47

“Tra il primo e il due maggio, Emma Pezemo, studentessa dell’Unibo, viene brutalmente uccisa dal suo compagno. L’ennesimo caso di femminicidio, in un 2021 che, alla fine di giugno, conta 30 donne uccise, in una voragine di violenza che sembra non aver fine, figlio della violenza maschile strutturale ed eteropatriarcale che agisce in ogni ambito della nostra vita. Violenza che sopravvive e che continua ad agire, anche in questo caso, nelle parole degli articoli di giornale, nella disperata ricerca di un’attenuante per assolvere l’assassino e nella strumentalizzazione della sua morte, tra i commenti razzisti di chi si sofferma sulla nazionalità dell’assassino, presentandola come l’unico dettaglio rilevante e chi, come l’Università di Bologna, strumentalizza l’accaduto per tingersi di rosa, nell’ennesimo tentativo di pink-washing, ritraendosi come ente magnanimo, attento alle tematiche sociali e che ha a cuore ogni soggettività che l’attraversa, mentre non fa altro che essere lo specchio di questa società, da perfetta macchina di riproduzione e produzione capitalista”. Lo scrive il Laboratorio Cybilla commentando il fatto che ieri l’Alma Mater ha inaugurato un’aula intitolata ad Emma ed ha annunciato che le verrà conferita una laurea alla memoria, “il tutto per mantenere vivo il suo ricordo e combattere contro la violenza di genere e il femminicidio, la sua espressione più violenta. Allo stesso tempo, però, non solo l’Università ignora qualsiasi bisogno e desiderio delle studentesse e delle soggettività non-binarie che l’attraversano, chiude spazi di socialità e di dibattito femministi e trans-femministi, ma nasconde le violenze e le molestie che tante di noi hanno subito tra le pareti delle aule universitarie, conferendo a chi le compie un’aura di intoccabilità, insabbiando il tutto, affinchè il suo buon nome non venga attaccato in nessuna maniera”.

Scrive ancora il Laboratorio Cybilla: “Non saranno né le lauree alla memoria, né un’aula dedicata a donne brutalmente uccise a fermare la violenza di genere. Non sarà l’istituzione accademica che mantiene in vita la narrazione dominante capitalista ed etero-patriarcale, producendo i saperi che ci vengono inculcati, che sono la perfetta riproduzione di quel modello di società, a combattere e sconfiggere il patriarcato, non lo farà nemmeno la strumentalizzazione dei corpi di noi donne. Non saranno i guardoni, né l’UniBo con qualche sporadica dichiarazione a rendere gli spazi sicuri, ma i nostri corpi che attraversano le aule e i corridoi dell’ateneo quotidianamente, che condividono saperi femministi e transfemministi che portano un confronto costante dal basso, per rompere definitivamente la narrazione di saperi dominanti che ci viene inculcata”.

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