Il rettore tenta di aggirare il blocco della didattica deciso dai ricercatori: l’Ateneo emetterà dei bandi per coprire i corsi che, senza l’apporto dei ricercatori, non potrebbero partire.
I timori espressi da alcuni dei ricercatori che, ieri, hanno partecipato all’assemblea in cui si è deciso di portare avanti il blocco della didattica come forma di protesta contro la cosiddetta riforma Gelmini, erano fondati. L’intenzione del rettore dell’Università di Bologna, Ivano Dionigi, è infatti quella di sostituire i ricercatori che rinunceranno alla didattica con docenti a contratto.
Il Senato accademico di questa mattina ha deciso all’unanimita’ di spedire una una lettera a tutti i presidi, che a loro volta la inoltreranno ai loro ricercatori, chiedendo se hanno intenzione di aderire al blocco. Chi non risponderà affermativamente entro venerdi’ alle 12 verra’ considerato non disponibile a fare lezione. Ogni Facolta’ spedira’ i dati raccolti alla sede centrale dell’Ateneo, che in base alla mappatura fatta decidera’ quanti e quali corsi coprire con bandi per docenti a contratto. La priorita’ sara’ per gli insegnamenti fondamentali dei corsi di laurea, con il rischio quindi che in caso di sciopero di massa dei ricercatori possano saltare i corsi opzionali.
Il bando sara’ per docenti interni ed esterni all’Alma Mater e sara’ finanziato con fondi straordinari, ma non e’ chiaro pero’ se a carico delle casse centrali o delle singole Facolta’. Di cifre nessuno ne parla e il rettorato smentisce i tre milioni di euro di cui si era vociferato ieri nell’assemblea dei ricercatori.
A gestire la partita sarà il prorettore alla Didattica, Gianluca Fiorentini: “Abbiamo il dovere di dare continuita’ all’attivita’ formativa”, dice. E poi, senza vergogna, aggiunge: “Manifestiamo comprensione vivissima per la situazione dei ricercatori”.
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