L’Associazione dei parenti delle vittime della strage: “Se la magistratura non riesce ad arrivare in fondo, deve intervenire il Governo”. Ieri a Roma rinviata l’udienza davanti al gip sulla richiesta di fermare l’inchiesta avanzata dalla Procura.
Ieri a Roma è iniziata davanti al gip l’udienza sull’opposizione alla richiesta di archiviazione dell’indagine sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980 presentata dalla Procura capitolina. In questo primo passaggio in aula il giudice ha rinviato l’udienza al 19 dicembre, disponendo che l’individuazione di tutte le parti offese deve avvenire tramite l’acquisizione dell’elenco completo dei familiari superstiti delle vittime, detenuto al ministero dell’Interno. Il giudice si è inoltre riservato la decisione sulla richiesta, avanzata da una delle parti offese e a cui si è associato il pm, di chiamare nel procedimento, sempre come parte offesa, la presidenza del Consiglio. Alla vigilia dell’udienza, intanto, l’Associazione dei parenti delle vittime della strage è tornata a far sentire la propria voce affermando che “purtroppo la magistratura confessa di non poter determinare gli autori materiali dell’abbattimento di un aereo civile in tempo di pace, perché alle rogatorie internazionali e a tutte le richieste fatte ai Paesi alleati non è stata data una risposta esaustiva“. Ma, hanno aggiunto i familiari, “se la magistratura non riesce ad arrivare in fondo, deve intervenire il Governo, perché questa vicenda non si può concludere in questo modo“, nel caso venisse disposta l’archiviazione.
La richiesta di archiviazione, da cui pure emergono “elementi nuovi per confermare quanto attestato nel ’99 dal giudice Rosario Priore, che ci aveva consegnato la verità scrivendo che il Dc9 era stato abbattuto in un episodio di guerra aerea, per noi non va bene”, ha aggiunto l’Associazione tramite la presidente Daria Bonfietti, dicendosi convinta che “la Repubblica non possa e non voglia permettersi di non sapere chi ha abbattuto un aereo civile in tempo di pace” e affermando che “manca un pezzo di verità, e questo dipende non solo dalla magistratura, ma anche dal Governo”. I familiari sottolineano, infine, che anche in Italia mancano dei pezzi fondamentali per ricostruire quanto accadde: ad esempio, “non abbiamo i documenti della Marina militare dall’80 all’86, carte importantissime che o sono state distrutte, o non sono state depositate come invece prevede la direttiva Renzi”.
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