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Una zona rossa è per sempre

Nuova ordinanza della Prefettura per rinnovare il provvedimento sull’area di piazza XX Settembre e sulla Bolognina. Intanto Fdi rinnega l’accordo Comune-Viminale sulla sicurezza in Bolognina, il Pd s’affanna a rivendicarlo. E sul Cpr “decide il Governo”, dice il sindaco.

16 Settembre 2025 - 12:33

Nel gioco pericoloso portato avanti dal Comune con il Governo sul tema sicurezza, il ministero dell’Interno mette a segno il prolungamento delle cosiddette zone rosse nell’area di piazza XX Settembre e in Bolognina: il provvedimento-bandiera del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, diventa così uno strumento organico nelle politiche di controllo del territorio. Altro che misura straordinaria, altro che necessarie motivazioni “contingibili e urgenti”. La decisione è stata formalizzata ieri, nel giorno in cui scadevano le proroghe dell’ordinanza che era stata adottata l’8 ottobre 2024 (con la quale era stata definita una prima area oggetto del provvedimento, distribuita tra la zona di piazza XX Settembre e la Bolognina) e della seconda ordinanza varata un mese dopo (con la quale i confini della misura erano stati ampliato con l’inserimento di ulteriori ambiti, adiacenti al perimetro originario). Atti, questi, adottati con l’avallo del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, di cui fa parte anche il Comune. Che negli ultimi tempi, invece, è stato illuminato sulla via di Damasco e ha cominciato a dire che in realtà le zone rosse si sono rivelate poco utili. Ma ciò evidentemente poco ha pesato nelle valutazioni della Prefettura e quindi del Viminale. Le zone rosse sono state quindi prolungate di diversi mesi: fino al 15 gennaio nel caso di piazza XX Settembre e dintorni, fino al 15 marzo nel caso della Bolognina. Ma attenzione, questo sulla base di una nuova ordinanza e non di un’ulteriore proroga dei provvedimenti precedenti: probabilmente tenendo conto che il Tar della Campania, a fine luglio, aveva bocciato il prolungamento della zona rossa di Napoli affermando che questa pratica viola “il principio della temporaneità degli effetti dei provvedimenti contingibili e urgenti”.

Con l’ordinanza di ieri, ad ogni modo, “è stata disposta la rimodulazione del divieto di stazionare in alcune aree cittadine ai soggetti che ne impediscono l’accessibilità e la fruizione in sicurezza da parte dei cittadini attraverso comportamenti incompatibili con la vocazione e l’ordinaria destinazione delle stesse”. Sarà considerato responsabile di questi comportamenti chiunque, essendo già stato denunciato per attività illegali in materia di stupefacenti, di reati contro la persona e di danneggiamento di beni nelle zone in questione, “trovandosi nelle medesime aree- ha comunicato la Prefettura- assuma atteggiamenti aggressivi, minacciosi o insistentemente molesti, determinando, in concreto, ostacoli alla libera e piena fruibilità da parte dei cittadini, ingenerando una percezione di pericolo e di insicurezza”. Due le aree definite nel provvedimento. La prima comprende piazza XX Settembre, il parco della Montagnola, la scalinata del Pincio; via Galliera (piazza XX Settembre), via Milazzo, i giardini Fava, l’area davanti all’autostazione, galleria 2 Agosto, via Boldrini, via Gramsci, via Amendola e piazza Medaglie d’oro. La seconda, quella della Bolognina, comprendendo le aree che si trovano alle spalle della stazione ferroviaria e ricomprese tra via De Carracci, via Fioravanti, via Matteotti, via Ferrarese, via Bolognese, via dell’Arca, le corti degli immobili Acer, piazza dell’Unità, via Zampieri, via Tibaldi e via Tiarini.

L’ufficializzazione del prolungamento delle zone rosse è arrivato a pochi giorni dalla visita in città di Piantedosi, che ha incontrato sabato il sindaco Matteo Lepore. Non c’è stata la firma di un nuovo vero e proprio “patto per la sicurezza”, ma un accordo sulla Bolognina: il ministero assegnerà 15 agenti delle forze dell’ordine in più per aprire un posto fisso di polizia nel quartiere, in un locale messo a disposizione dal Comune, che inoltre raddoppierà da 30 a 60 unità la dotazione di Polizia locale destinata a quella zona. Con l’occasione, il ministro aveva anticipato la decisione sulle zone rosse: “La proroga delle zone rosse è stata già valutata anche dalle autorità locali, in ambito del Comitato per l’ordine pubblico c’è già una posizione, un’analisi fatta e quindi assolutamente sì: andiamo avanti”. Ma Piantedosi ha anche messo in chiaro che intende procedere pure con l’apertura di un Cpr “per spacciatori”, così come era stato presentato nei giorni scorsi, pur essendo questa una prospettiva a dir poco discutibile visto che – al di là dell’aberrazione che questi centri rappresentano – si tratta di strutture comunque non finalizzate alla punizione ma destinate alla detenzione amministrativa di migranti oggetto di decreto di espulsione: “Come ha detto il sindaco non è una cosa che deve necessariamente rientrare in un accordo, perché è un’iniziativa di competenza dello Stato. Noi ci crediamo fortemente, altrove sta dando dei buoni risultati anche proprio nella logica di ripulire la città da alcune presenze altrimenti facilmente gestibili, come in Bolognina per esempio. Quindi ci ripromettiamo di prendere in considerazione un’ipotesi del genere”, ha affermato il ministro.

E Lepore? Su entrambe le questioni, alla fine, i distinguo del sindaco si sono fatti molto labili. Quanto alle zone rosse “io non sono pregiudizialmente contrario, l’importante è che servano”, ha affermato. Mentre “le posizioni nostre sono note sull’utilità dei Cpr. In questo momento a livello nazionale i Cpr sono mezzi vuoti, quindi deciderà poi il Governo che cosa vuole portare avanti”. A completare il quadro: da un lato gli esponenti di Fdi e della Lega che da giorni si fanno in quattro per dire che tra Lepore e Piantedosi in realtà non c’è stato nessun accordo, perchè il Comune sul fronte sicurezza non è affidabile; dall’altro il Pd che si affanna a rivendicare l’intesa e sottolineare l’importanza della collaborazione con il Governo, mentre per Coalizione civica “il sindaco ha segnato un punto e la destra è a bocca asciutta” quindi “in grande imbarazzo”.