Dato che, alla notizia della sua morte, tutti tessono le lodi del Magnifico Rettore Fabio Roversi Monaco, il monarca del 9° Centenario dell’Alma Mater, crediamo sia utile ripubblicare un articolo apparso il 9 gennaio 1997 su Zero in Condotta quindicinale (in edizione cartacea).
da Zero in Condotta del 9 gennaio 1997
Chissà in quanti, qualche giorno prima di Natale, leggeamndo l’Unità, si sono accorti che nell’elenco dei “Cento nomi rappresentativi” del Forum Nazionale della Sinistra (quello che ha il compito di fornire materiali teorici in vista della Cosa 2) spiccava alla lettera “R” il nome di Fabio Roversi Monaco, il Magnifico Rettore dell’Università di Bologna.
Questa poi … Che il “Monarca di via Zamboni” avesse deciso di far parte della “grande onda” della Sinistra Riformista, chi se lo poteva immaginare? Fino a un paio di mesi fa, notizie di questo tipo avrebbero fatto saltare tutte le quotazioni dei bookmakers londinesi e invece … potere della “normalità dalemiana”: anche quella che poteva essere una “sorpresa di forte impatto mediatico” è scivolata via nella più assoluta indifferenza.
Certo, la Sinistra Riformista ha il diritto di fare una campagna acquisti a 180° in vista della Cosa 2.
Certo, come dice Giorgio Ruffolo, la nuova Cosa non deve correre il rischio di essere un pensatoio che sta piegato su di sè mentre si illude di dirigere il mondo. Certo, come dice sempre Ruffolo, ci può essere il rischio che “si tenti invano di conciliare culture e sensibilità dure a cedersi reciprocamente alcunché”, ma questo pericolo lo correrà chi deciderà di aggregarsi al nuovo “soggetto politico”; sta nel “libero gioco delle parti” scegliersi gli interlocutori che si ritiene più opportuni … a noi la “cosa” non interessa…
Quello su cui, invece, vorremmo dire qualcosa riguarda il Magnifico Professor Fabio Roversi Monaco.
Uomo di incerti principi per quanto riguarda la “forma”, è sempre stato (e lo è tuttora) molto severo (e geloso) per quanto riguarda la “sostanza”.
Solo un paio di anni fa, era in “odore” di Ministro per l’Università del governo Berlusconi, lo si vedeva impettito in prima fila a tutte le capatine che Gianfranco Fini faceva a Bologna: chiedete al suo amico Filippo Berselli della “commovente” lettera di felicitazioni che ricevette per l’affermazione di A.N. in città.
Dopo poco tempo, senza troppi pruriti, ecco il Rettore saltare sull’altra sponda: il lungo periodo di conflittualità con la Municipalità e con il Pci/Pds è ormai terminato, oggi si respira un grande “clima collaborativo”. I “suoi” miliardi daranno una mano a Bologna per fare il grande balzo verso l’Europa. I soldi della “sua” Università sono serviti per un decoroso addio del Pds a via Barberia, l’ex carcere di San Giovanni in Monte è diventato un gioiellino di cui andar fieri per merito suo. Se i cantieri della ex Sala Borsa sono stati riattivati, se la grande/ambiziosa biblioteca multimediale un giorno vedrà la luce, è perché il “cassiere di Piazza Verdi” sgancerà i suoi dobloni. E il Progetto ex Manifattura Tabacchi come potrà decollare se “l’uomo dalla Toga” non dirà “sì … ci sto anch’io”?
Tutta questa grande generosità, recentemente ricambiata dal sindaco Vitali con l’accordo sul Politecnico al Lazzaretto (gli oneri di urbanizzazione completamente regalati), è una specie di ringraziamento postumo perché nessuno gli ha mai chiesto il conto della “sostanza”, nessuno ha mai preteso la trasparenza della “sua” cassaforte, vero sancta-sanctorum del suo incontrasto, ultradecennale regno accademico.
Solo nel 1990, in un appello di solidarietà che un gruppo di intellettuali rivolgeva agli studenti denunciati da Roversi Monaco per il Movimento della Pantera, vennero sollevate alcune preoccupazioni: «Il costituirsi nell’Università di un potere separato e verticistico, in forza di interessi che rischiano di sfuggire a un pieno controllo democratico, riguarda tutta la città». Ma quelle ansie non coinvolsero nessun altro al di fuori di chi le aveva esternate. Il Rettore stava, al momento, vivendo di rendita sui fasti e gli splendori del IX° Centenario dell’Alma Mater Studiorum. Quello fu il suo capolavoro. E’ in quegli anni che si avviò un processo di trasformazione dell’Università (e del rapporto tra Università e mondo sociale): maggiore integrazione con l’industria (cioè la subordinazione all’industria sia nella finalizzazione della ricerca, sia nella formazione dei laureati), concepimento dell’Università in termini d’impresa.
Roversi rappresentò il “nuovo”, il “moderno”, il “razionale” e così sull’Ateneo bolognese arrivarono parecchi soldi, sia quelli pubblici provenienti dai Ministeri, sia quelli delle grandi industrie (gli “asini generosi”, a cui erano state distribuite lauree ad honorem in gran quantità furono riconoscenti).
Alla fine di quel 1987 così altisonante, i collettivi studenteschi universitari portarono avanti una solitaria battaglia contro gli sfarzi del IX° Centenario, chiesero all’Autorità Accademica di discutere pubblicamente il contenuto delle manifestazioni culturali previste per le Celebrazioni, la funzione degli investimenti nelle strutture di ricerca e didattica, di comunicazione e di informazione. Chiesero la disponibilità a rendere pubblici i conti, non per insinuare sperperi in illeciti interessi privati, ma per poter discutere i preventivi, i bilanci, le previsioni, gli stanziamenti. Chiesero di non essere esclusi, come studenti, dalla vita dell’università.
Nessuno naturalmente si preoccupò di dare la pur minima risposta e intanto, il 17 novembre 1987, l’apertura delle Celebrazioni del IX° Centenario vide la cacciata violenta dei collettivi studenteschi da parte delle forze di polizia. A rappresentare gli studenti nell’Aula Magna di Santa Lucia solo tre goliardi, nemmeno ai rappresentanti studenteschi istituzionali fu permessa la presenza. Un Roversi Monaco infastidito dichiarò ai giornali dell’epoca: «Ringrazio le forze dell’ordine che hanno permesso l’agibilità. Quegli studenti non rappresentano nessuno… La polizia si è limitata a tutelare gli ospiti del convegno di fronte a una manifestazione di cui mi sfuggono le finalità e che trovo disgustosa… In genere, non voglio militarizzare, ma il giorno dell’apertura c’era il senatore Spadolini, presidente del Senato, la massima carica istituzionale dopo il presidente della Repubblica…». E dopo la dotta lezione di diritto costituzionale, si lasciò andare a un «… e la smettano di dire che non c’è libertà».
Si sa, Roversi è sempre stato un “magnifico” rancoroso, le critiche non le ha mai digerite, in qualche modo è sempre riuscito ad avere gli organi di informazione dalla sua, ha sempre avuto il fronte dei docenti (da destra a sinistra) “graniticamente” ai suoi piedi, solo gli studenti, in alcuni momenti, si sono permessi di “rompergli le uova nel paniere”. La sua concezione del potere (pardon del comando) ha poco da invidiare rispetto a quella dei “monarchi assoluti” e, puntualmente, la sua vendetta si è sempre abbattuta sulla testa dei “non allineati”: 21 denunce per le manifestazioni studentesche del novembre ’87, 127 per le occupazioni delle facoltà universitarie nel 1990 durante il Movimento della Pantera.
Capitolo “Rapporto con la Politica”. Di efficiente scuola massonica, anche se ha più volte affermato di essere “in sonno” da quando è stato eletto Rettore, Roversi ha una concezione della Politica (con la “P” maiuscola naturalmente) che è quella di “rapporti tra poteri forti”. Infatti, lui, di area laica/repubblicana, trattò con una certa sufficienza la proposta dell’allora deputato socialista Franco Piro che lo voleva alla testa di una Lista civica laico/socialista con il simbolo del “Gigante” per concorrere alla carica di Sindaco, contrapponendosi al candidato del Pci Renzo Imbeni.
Disse «grazie per la stima e l’attenzione, ma preferisco fare il Rettore», comprendendo che non aveva nessuna chance di vittoria. L’unico a rammaricarsi fu il giovane scrittore emergente Pino Cacucci: «Il Gigante? Sono convinto che nessuno più di Roversi Monaco possa raccogliere l’eredità di James Dean. Se gli Stati Uniti sono stati guidati per otto anni da un attore di Hollywood come Ronald Reagan, non vedo perché Bologna non possa essere governata dall’Uomo Mascherato».
Solo diversi anni più tardi, nel 1994, il Magnifico Fabio decise per una scelta di campo più schierata: i vincenti stavano con il Polo delle Libertà.
Ma sfiorita precocemente la stella Berlusconi, non rimanemmo sorpresi nel vedere il sempiterno Rettore essere soddisfatto per la vittoria dell’amico Romano Prodi.
La sua filosofia di vita? Comunque nella stanza dei bottoni, non importa con chi, l’importante è che ci sia anch’io.
Quindi, a conclusione di questa lunga manfrina, solo noi ci possiamo ancora stupire di questa recentissima “folgorazione sulla via di Damasco”.
La politica come arte nobile è ormai una storia passata, consoliamoci con il fatto che, con Roversi, la Sinistra diventerà “magnifica”.
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