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Sgomberato Labàs, attivisti: “A gennaio rientreremo”

Gli agenti hanno trovato l’ex caserma vuota. “In questa città non parla nessuno, la Polizia sgombera e la Prefettura ordina, ma il Comune tace”.

21 Dicembre 2012 - 10:34

Intervento di prima mattina di Polizia e Carabinieri all’ex caserma Masini di via Orfeo, occupata lo scorso 13 novembre, e al cui interno non si trovava nessuno. “Hanno approfittato delle feste e del fatto che molti di noi si sono allontanati dalla città – spiegano gli attivisti – per sgomberare questo spazio. Questa mattina un ragazzo è passato di qua e c’era tutta la strada bloccata, con quattro camionette. Ora non c’è nessuno”.

“A gennaio, quando torneremo in città, noi vogliamo rientrare qua dentro. In questa città non parla nessuno, la Polizia sgombera e la Prefettura ordina, ma il Comune tace”, aggiungono.

> Il comunicato di Làbas:

21/12/12 Non è la fine del mondo. Da qui si ricomincia.

Ci sono storie che iniziano con “c’era una volta”, ci sono storie che vivono solo sui libri, ci sono storie che nessuno ricorda più.

Non è la nostra storia. La nostra storia è quello che facciamo ogni giorno. La nostra è una piccola storia, che vive dentro di noi, che si alimenta con i desideri e la determinazione dei tanti e delle tante che incontriamo, si sprigiona nella città, nelle facoltà che frequentiamo, nelle scuole occupate, nelle piazze e nelle strade che rendiamo vive, negli spazi che restituiamo alla città.

Il 13 novembre è iniziata la nostra storia in via Orfeo 46, quando abbiamo occupato l’ex caserma Masini, uno spazio abbandonato e lasciato al degrado da anni, che Làbas attraverso la riappropriazione è riuscito a riconsegnare alla collettività, a trasformarlo in un bene comune, da conquistare giorno dopo giorno con la città.

L’ex Caserma Masini, via Orfeo 46 non può essere chiusa con nessuno sgombero, pensando di risolvere una volta per tutte la situazione, ma deve essere pensata come un modo per aprire contraddizioni e nuovo modo di vivere la città di Bologna, che sempre più viene privata di spazi collettivi per svenderli ai privati, o peggio ancora per chiuderli.

In questa città c’è un vuoto politico: l’amministrazione tace, la prefettura ordina, la questura esegue. Le modalità in cui polizia e carabinieri si sono presentati questa mattina davanti via Orfeo 46 lo dimostrano: un ingente numero di forze dell’ordine che hanno bloccato l’intero quartiere sotto la neve. Quale progetto hanno le istituzioni cittadine su questo spazio? Nessuno. Chiuderla e lasciarla in uno stato di abbandono totale per altri dieci anni? Dopo due aste andate a vuoto, svenderla a qualche privato, che non é assolutamente interessato a investire tempo e denaro in un’area abbandonata e dismessa? Oppure cominciamo sul serio a rimettere al centro dell’agenda bolognese cultura e servizi per i cittadini, e cominciare a pensare una progettualità nuova per vivere Bologna in maniera libera e senza divieti inutili? Quale futuro vogliamo per questa città?
Non possiamo essere gestiti come un problema di ordine pubblico. Abbiamo occupato questo spazio perché pensiamo e siamo convinti che soltanto pratiche come questa possano aprire percorsi costituenti. E continueremo a farlo.
Troppo spesso e troppo sbrigativamente le occupazioni vengono tacciate come “illegali” e condannate. Soprattutto in questo momento di crisi, dove la ricchezza che produciamo ci viene continuamente sottratta, bisogna assolutamente ripensare al concetto di “illegalità”, che deve essere ridefinito, che può essere motore di nuovi movimenti sociali. Qual è la vostra legalità? Quella che vorrebbe restringere gli spazi del dissenso, togliendo anche la libertà di manifestare, scioperare, riapprorpriarsi di ciò che è nostro? Se è questa la vostra legalità ipocrita, tenetevela tutta. Noi siamo illegali, continueremo a agire in maniera conflittuale per rompere la linearità, praticheremo alternativa di un’altra società…perché “Làbas is everywhere”.
E’ solo attraverso riappropriazioni come l’occupazione dell’ex Caserma Masini che è possibile restituire spazi alla città. Abbiamo tutta la legittimità politica di riprenderci questo spazio.

Dal 13 novembre abbiamo iniziato a compiere piccoli passi che tracciano nuovi percorsi: vite che si mettono in gioco, desideri collettivi che si realizzano, sogni possibili da costruire, relazioni nuove che nascono, spazi abbandonati che si reinventano, biografie che si intrecciano.

In gioco ci sono le nostre vite ricattate, precarie, in crisi, sfruttate, ma desiderose di vita degna, ricchezza da conquistare, obiettivi da praticare, progetti da costruire, piene di passioni, complicità e cooperazione da alimentare.

Nessuno sgombero ci potrà mai fermare.

Làbas