Stamattina al Pilastro lo sgombero del presidio nato contro il progetto Futura promosso dall’amministrazione. Solo pochi giorni fa la presentazione di un Albo con gli edifici che Palazzo D’Accursio non usa e dice di voler rimettere in gioco.
“Cinque persone arrestate e portate in Questura e un maestro all’ospedale”. E’ il bilancio fornito dal comitato MuBasta dopo che stamattina la polizia è intervenuta in forze al Pilastro per sgomberare il parco scelto dal Comune per la costruzione del Museo delle bambine e dei bambini, che si chiamerà Futura. Il comitato è nato ormai diverso tempo fa proprio per difendere l’area verde e gli alberi da abbattere sulla base del progetto. Già la scorsa settimana, all’avvio dei lavori, si era vista una lunga giornata di protesta nel corso della quale un attivista si era arrampicato su un albero rimanendoci per oltre dieci ore; poi, a sera, le recinzioni del cantiere erano state abbattute e le/gli attiviste/i avevano portato all’interno tende e gazebo per dare continuità a un presidio permanente.
La stampa cittadina negli ultimi giorni ha dato ampio spazio a tutta la vicenda e non è questo breve articolo la sede per addentrarsi nelle ragioni che hanno portato ad aprire una mobilitazione contro il progetto (è possibile ritrovarle sulla pagina social del comitato), nè nelle argomentazioni esposte dall’amministrazione (e condivise da un altro comitato: MuVèt) per motivare il progetto in sè, la scelta del luogo e poi la decisione di portare avanti i lavori nonostante tutto. Poniamo però alcune domande. La prima: le/gli amministratrici/ori della città sono così sicure/i che i processi di “partecipazione” di cui il Comune si fa continuamente vanto siano così efficaci? E poi: anche alla luce di quanto accaduto al parco Don Bosco e al giardino di San Leonardo, è possibile che l’amministrazione non riesca a promuovere o sposare un progetto che non passi per l’abbattimento di alberi o che non abbia impatti urbanistici su cui è senz’altro legittimo, quanto meno, porre forti dubbi? E partendo da ciò: perchè non si riesce a dare priorità al patrimonio pubblico inutilizzato che è abbondantemente presente in città? Infatti, per ironia della sorte, proprio pochi giorni fa lo stesso Comune ha presentato l’istituzione del nuovo Albo degli immobili resi disponibili per la rigenerazione urbana, che sarà aperto anche ai beni privati ma intanto conta al proprio interno ben 71 edifici di proprietà di Palazzo D’Accursio. Tra questi il Cassero di porta Saragozza, la palazzina Magnani di via Azzo Gardino 61 (la cui lunga odissea, evidentemente, non accenna a trovare soluzione), la centrale Battiferro in via del Navile 33, la casa del custode di Villa delle Rose in via Saragozza 228, l’ex Dazio di via Emilia Ponente 315, Villa Tamba in via Selva Pescarola 22 e 26, Villa Puglioli in via di Casaglia 43, la palazzina liberty di piazzale Jacchia, l’ex centro pasti di via della Barca 9, Villa Ghigi in via San Mamolo 111, le sottoarcate del ponte di via Bentivogli e due beni confiscati alla criminalità organizzata come Villa Celestina in via Boccaccio 1 e un garage in via Matteotti 33. “Si tratta di immobili che per vari motivi l’amministrazione non utilizza e quindi l’idea è quella di rimetterli in gioco”; ha spiegato l’amministrazione. Bene! Ma allora: perchè poi non si trovano idee migliori rispetto a quella di mandare le ruspe in un parco?

