Nei giorni scorsi hanno manifestato davanti alla Prefettura: “Senza uno Stato riconosciuto come possiamo ottenere documenti ufficiali? Succede solo Bologna e Modena, in altre città non è così. Non sappiamo perché”.

Una surreale falla nella burocrazia sta impedendo a una trentina di donne afgane, arrivate tramite il ricongiungimento familiare con i loro mariti, di ottenere la cittadinanza italiana. La Prefettura chiede infatti un “certificato penale fatto dai talebani e legalizzato dall’Ambasciata”, due operazioni che “semplicemente non sono possibili”. Lo denuncia l’associazione Chehragh, impegnata da un anno e mezzo a promuovere iniziative per le donne che già subiscono gravissime discriminazioni nel loro paese d’origine e che nei giorni scorsi ha protestato davanti alla Prefettura.
“Da mesi viviamo nell’incertezza, senza risposte sui nostri documenti”, raccontano, “siamo state escluse dalla società afgana solo perchè donne, non abbiamo identità politica né sociale. Per i talebani essere donna è una vergogna. Ora mi si chiede un certificato penale da loro, ma senza uno Stato riconosciuto come possiamo ottenere documenti ufficiali?”.
Peraltro, “fino a un anno fa andava bene anche il famoso atto notorio, che presentano i rifugiati politici e apolidi senza rappresentanza. In teoria dovrebbe andare bene anche a loro. Ma questa è una cosa che riguarda solo Bologna e Modena, in altre città non è così. Non sappiamo perché”.
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