Ospitiamo un contributo di Beppe Ramina su quello che sta accadendo al Pilastro, dove il Comune ha deciso di realizzare il museo Futura occupando un parco: per le/gli abitanti quello è “un vero e proprio sistema ecologico e relazionale. Perchè proprio lì?”.
di Beppe Ramina
Da qualche mese c’è maretta al Pilastro. Oggetto del contendere è l’erigendo Museo delle bambine e dei bambini / Futura nel parco Mitilini-Moneta-Stefanini in una zona che era verde e alberata fino all’arrivo delle ruspe e delle motoseghe inviate dal Comune. Un’area importante nel cuore del rione, un vero e proprio sistema ecologico e relazionale: li sono cresciute in sessant’anni almeno tre generazioni sorvegliate dalle finestre dei 208 appartamenti che vi si affacciano e dalla comunità di chi ci abita, lì si va a prendere il fresco d’estate perché pochi hanno il condizionatore a casa e pochi vanno in vacanza, lì si improvvisano picnic e feste.
C’è un deposito immateriale tra quell’erba e quei quattro platani segati che chi guida il Comune di Bologna, le esperte e gli esperti, non hanno proprio considerato. Hanno chiamato a raccolta alcuni portatori d’interessi, sei una prima volta, forse una quindicina la seconda, forse alcuni erano sempre gli stessi e, molto a posteriori, hanno stabilito di raccontarci che quella è partecipazione: responsabilità nostra (vivo al Pilastro) che non siamo andati. Peccato che non fossimo stati avvertiti, allertati, informati degli incontri. D’altra parte, come dare loro torto: meglio non incontrare chi potrebbe creare inciampi.
Hanno anche dato vita a un laboratorio con bambine e bambini di due classi delle elementari. I loro maestri, le loro maestre, nei giorni scorsi hanno scritto e sottoscritto di sentirsi traditi. Dal laboratorio era emerso che si voleva un parco meglio attrezzato di giochi e magari casette sugli alberi. Un bel sogno, ma gli alberi non ci sono più. Come ha scritto un amministratore di lungo corso, Ugo Mazza, partecipazione e costruzione del consenso sono due cose diverse, a volte persino opposte.
Chi si oppone alla localizzazione del progetto – non al progetto, è bene ribadirlo, alla sua localizzazione – riceve l’accusa di barbarie: è cultura, è un dono per bimbi e bimbe del Pilastro, manna che cade dal cielo!
Ora, il Museo è dedicato alla fascia d’età 0/12, una fascia d’età che, dal nido alla materna alle elementari, va già a scuola dalle 7.30 alle 16.30 ogni santo giorno e a scuola fa esattamente le stesse cose che propone il Museo (se così sarà, ancora non c’è un progetto definito): esperienze tattili, sonore, musicali, rapporto con la flora eccetera eccetera. In istituti che magari avrebbero bisogno di una robusta manutenzione e di più personale. Ma su questo si investe molto meno (il Museo costerà, di costruzione, 6,3 milioni di euro. Come minimo: c’è una guerra in corso, i materiali costano di più, possibile un aumento dei costi).
Le fasce d’età che si trovano in condizioni più critiche, ovunque e non solo al Pilastro, sono quelle della preadolescenza, dell’adolescenza e oltre. Per dire, nel nostro rione c’è la più alta percentuale di persone tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano: il 35%, oltre una persona su tre, ma per loro non c’è una Futura dove apprendere come cavarsela e forse non c’è neppure granché nel futuro. Inoltre, l’abbandono scolastico sfiora il 20% e anche qui siamo già oltre la fascia 0/12.
Insomma, a che serve questo Museo? E a chi serve? Dando per scontato che il Comune (lo ha dichiarato: sarà solo a guida, non a gestione, pubblica) affiderà la quotidiana apertura e animazione a privati che dovranno ricavarne almeno la copertura delle spese, se tutto andrà per il meglio arriveranno scolaresche da Bologna e da città non troppo distanti, scenderanno dai pullman (dove parcheggeranno?), faranno esperienze, pranzeranno e nel pomeriggio se ne andranno. Al Pilastro non resterà nulla.
Cosa ci sarà dentro, cosa si farà non si sa, non c’è un progetto definito, ma c’è un comitato che ci sta pensando. Neppure si sa quante ore al giorno resterà aperto e quanti giorni alla settimana: il personale costa, le utenze costano, i materiali costano. Quanto costerà il biglietto d’ingresso? Non si sa. Si dice 12 euro, ma gratuito per i bambini e le bambine del rione. E per chi li accompagna? Gratuito anche per loro? Chissà. Il sindaco e la sua crew hanno fretta. Di fare cosa non è chiarissimo: cambiano idea quasi ogni giorno su quasi tutto. Le associazioni, istituzioni, persone, sfegatatamente favorevoli al Museo fatto proprio lì, dono del Cielo, stanno facendo circolare almeno tre o quattro versioni dell’edificio e delle sue funzioni. Quale sarà quella buona?
Impreparazione e tanta arroganza. Noi siamo definiti come persone violente, obiettivi giusti per manganelli, idranti, gas lacrimogeni, denunce e arresti. Tutto l’armamentario dei decreti sicurezza, osteggiato in Parlamento ma benvenuto al Pilastro. Coalizione Civica, che fa maggioranza col Pd, ha provato a battere un colpo: il MuBa va bene, ha scritto, i manganelli no. Pronta la replica del segretario del Pd: se va bene il MuBa si prende tutto il pacchetto, polizia e carabinieri a difesa compresi, altrimenti si rompe. E Coalizione ha taciuto. Ci sono amministrative e politiche il prossimo anno. Non va bene rompere adesso. Strategie complesse, che ne sappiamo noi?
Il sindaco afferma che le proteste sarebbero promosse dai Verdi e da Potere al Popolo, formazioni notoriamente dedite alla violenza, compreso il mite, ma indomito, Davide Celli. Tutto per conquistare un pugno di voti. Quante bugie, quanta fuffa! Diteci: come sarà, come funzionerà, quando funzionerà, quanto costerà, a chi servirà il Museo delle bambine e dei bambini al parco Mitilini-Moneta-Stefanini. E spiegateci: perché proprio lì?
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