Acabnews Bologna

Minority Report al ragù: la Questura emette tre “misure personali” al giorno

Fogli di via, Daspo, sorveglianze speciali: provvedimenti con funzione “anticipatoria” rispetto all’effettiva commissione di reati, per intervenire così su “disagio sociale e devianza”. E dunque, si tratta davvero di prevenire il crimine oppure di consolidare le disuguaglianze?

24 Agosto 2026 - 12:12

“Le misure di prevenzione rappresentano uno degli strumenti fondamentali attraverso cui il nostro ordinamento contrasta fenomeni di criminalità e situazioni di potenziale pericolo per la collettività, intervenendo in una fase antecedente rispetto alla commissione di nuovi reati. A differenza della sanzione penale, che presuppone l’accertamento di una responsabilità penale per un fatto già commesso, le misure di prevenzione hanno una funzione anticipatoria e sono finalizzate a prevenire condotte illecite da parte di soggetti ritenuti socialmente pericolosi, sulla base di elementi e valutazioni previste in modo tassativo e rigoroso dalla normativa vigente”. Non è un passaggio di Minority Report, libro distopico di Philip K. Dick che ha poi ispirato l’omonimo film di Steven Spielberg, ma – molto più prosaicamente – l’incipit di un comunicato stampa diffuso pochi giorni fa dalla Questura di Bologna e tutto incentrato sulle “misure di prevenzione personali”, emesse direttamente dalla Questura medesima.

Provvedimenti, insomma, con i quali vengono fortemente limitate le libertà personali in ragione non di reati commessi bensì di reati che ipoteticamente potrebbero essere commessi. Una circostanza tutt’altro che infrequente, visto il dato “particolarmente significativo” sfornato con esplicita soddisfazione dalla stessa Questura: “Dal 1° gennaio 2026 ad oggi sono state emesse ben 643 misure di prevenzione personali”. In media, quindi, si tratta di 2,8 provvedimenti di questo genere adottati ogni giorno. I numeri più rilevanti, prosegue la Questura, riguardano i “234 fogli di via obbligatori nei confronti di soggetti ritenuti pericolosi, allontanati dal territorio per impedire la prosecuzione di condotte illecite o situazioni di degrado. In questi casi si tratta di soggetti che non hanno legami con il territorio, a cui viene intimato di allontanarsi senza fare più ritorno per un periodo variabile da uno a tre anni. Tale misura si rivela molto efficace soprattutto nei contesti urbani maggiormente esposti a fenomeni di degrado e marginalità”. Poi ci sono “117 avvisi orali, adottati nei confronti di persone monitorate per comportamenti incompatibili con la sicurezza pubblica. Il Questore avvisa oralmente il soggetto, ritenuto socialmente pericoloso, che esistono indizi a suo carico, invitandolo a mantenere una condotta conforme alla legge”. Si aggiungono “131 Dacur, Divieti di accesso alle aree urbane: misura fondamentale per impedire a soggetti violenti o pericolosi di frequentare specifiche aree della città, al fine di tutelarne il decoro e la fruibilità, o di accedere e stazionare all’interno e nei pressi di determinati esercizi pubblici e locali d’intrattenimento dopo aver tenuto condotte violente e aggressive”. Completano il quadro: 80 Daspo, 71 ammonimenti e dieci Sorveglianze speciali.

“Si tratta di strumenti differenti, ma accomunati dalla finalità di interrompere sul nascere percorsi di illegalità. La prevenzione rappresenta oggi una delle chiavi più moderne ed efficaci nella gestione della sicurezza pubblica: un modello operativo che punta ad intervenire prima che il disagio sociale e la devianza si trasformino in fenomeni criminali strutturati”, mette nero su bianco la Questura. Il punto è, quindi, che il disagio sociale e tutti quei variegati comportamenti che possono finire sotto l’ombrello del termine “devianza” – comprese ovviamente le forme di mobilitazione politica e sociale, le espressioni di dissenso e le contestazioni di piazza – vanno allontanati, confinati e sorvegliati. Non che fosse ragionevole aspettarsi qualcosa di diverso da una Questura, questo è lampante, ma intanto la frequenza con cui vengono costantemente emesse le misure personali dovrebbe far scattare più di un campanello d’allarme: su quanto questo approccio, anche a Bologna, stia erodendo l’idea di affrontare le cause del disagio ed estendere i diritti, invece che ridurli; sul progressivo restringimento degli spazi di dissenso e di autorganizzazione; sugli enormi margini di controllo e coercizione da un lato e di discrezionalità e arbitrarietà dall’altro che sempre più sono a disposizione del potere di polizia. Una combinazione che – guarda caso – risulta particolarmente adatta per espletare quella che, come argomenta il libro Polizia. Un vocabolario dell’ordine, di cui abbiamo parlato su questo giornale qualche tempo fa, è la vera missione di fondo assegnata a questo potere: non prevenire e reprimere il crimine, bensì plasmare e difendere un “ordine sociale piramidale e stratificato”. Anche con fogli di via e Daspo a pioggia, ovviamente.

Condividi