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Le ombre sulla Uno bianca: “Tante morti si sarebbero potute evitare”

L’amara denuncia dell’Associazione delle vittime: mentre la banda era in attività mancati riscontri sulle armi, identikit ignorati e poi ben tre “processi sbagliati” ritardarono l’identificazione dei veri responsabili.

20 Febbraio 2026 - 16:58

Tante delle morti che hanno segnato la sanguinaria storia della Uno Bianca si sarebbero potute evitare. Ne è certa l’Associazione delle vittime, che muove così un’accusa pesantissima: “Se ci fossero stati dei riscontri ai fucili che stavano ricercando gli inquirenti, si sarebbero potute fermare già nel ’91, forse, le loro azioni; se dopo la morte di mio padre all’armeria di via Volturno, quando fu ricostruito un identikit che fu una vera e propria fotografia di Roberto Savi, si fosse riconosciuto in questo, allora bravo, tra virgolette, poliziotto, un criminale incallito e sanguinario, non si sarebbero avuti forse altri morti“, ha affermato il presidente dell’Associazione, Alberto Capolungo, in occasione della cerimonia che si è svolta ieri a Casalecchio a 38 anni dall’uccisione di Carlo Beccari, una delle vittime della banda costituita perlopiù da poliziotti, vicini ad ambienti di destra. Aggiunge Capolungo: “Se non ci fossero stati tre processi sbagliati prima di trovare i veri responsabili, perché furono condannate alcune persone per le rapine ai caselli, altre per le rapine alle Coop, altri per il Pilastro… se tutto questo non fosse avvenuto, per esempio, non dovrei andare domenica prossima alla commemorazione di Massimiliano Valenti, che fu invece una delle ultime vittime. Un altro ragazzo”.

Nel frattempo, si conferma quanto è difficile trasmettere la memoria di eventi che pure hanno segnato tragicamente la storia di Bologna e dell’Emilia-Romagna. “Io ho dei riscontri continui di questa difficoltà- spiega Capolungo- sono andato un mese fa neanche a un incontro per vedere di fare un lavoro, forse una graphic novel, con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna: tutti interessatissimi al mio racconto, studentesse e studenti, ma nessuno che ne sapesse niente. Alla fine uno di questi studenti mi ha avvicinato, ‘mi interessa moltissimo questo racconto che lei mi ha fatto, mi meraviglio che io, essendo di Bologna nato a Bologna, non ne sapessi niente'”. E ancora, addirittura “ho parlato anche con dei giornalisti, che essendo giovani, magari alle prime armi, hanno il diritto di non saperne niente”, ha aggiunto il presidente.