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Lavorare fino a lasciarci la pelle

Letteralmente: da quando la Regione ha iniziato a cercare attivamente i tumori alla cute legati all’esposizione al sole in edilizia o agricoltura le diagnosi sono più che raddoppiate. In calo invece i nuovi casi di mesotelioma da amianto, stabili quelli di neoplasie da inalazione di polveri di legno o cuoio.

12 Maggio 2026 - 11:55

Sul lavoro ci sono rischi visibili: quello di cadere, di farsi ferire da un macchinario o colpire da qualcosa che non era fissato a dovere. E poi ci sono i rischi invisibili, come le malattie oncologiche da esposizione professionale che possono emergere dopo mesi o anni, spesso diagnosticate tardivamente, spesso sottostimate, spesso frutto di una prevenzione storicamente insufficiente.

Lo mostra per esempio il caso dei tumori maligni della cute in Emilia-Romagna: il dato è salito da 8 casi nel 2024 a 19 nel 2025. La Regione scrive che questo incremento “può trovare parziale spiegazione nel fatto che, attraverso la ricerca attiva dei potenziali casi di origine professionale effettuata dal Cento operativo regionale dei tumori a bassa frazione eziologica”, quelle cioè in cui ci possono essere concause legate allo stile di vita, “è stato possibile far emergere alcune di queste neoplasie nei lavoratori dell’edilizia e dell’agricoltura, settori dove si presuppone ci sia una maggiore esposizione alle radiazioni solari, noto fattore di rischio per questo tipo di patologie”. Nei campi e nei cantieri, lavorando sotto il sole, c’è insomma probabilmente un fattore di rischio oncologico finora sottovalutato: i casi risultavano essere pochi. Ma erano pochi perché non li si cercava.

La Regione, nei giorni scorsi, ha presentato anche i dati su altri tumori correlati al lavoro, come quelli naso-sinusali derivati dall’inalazione di polveri di legno e cuoio: 420 casi tra il 2007 e il 2025, con un dato stabile attorno a una media di 23 all’anno.

Scendono del 31% nel 2025, rispetto all’anno prima, i casi di mesotelioma maligno derivanti dall’esposizione ad amianto: 3.789 i casi certi registrati dal 1996 al 2025 tra residenti sul territorio regionale al momento della diagnosi, di cui 98 nel 2025 in calo rispetto ai 143 casi del 2024 e ai 133 del 2023.