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La zona rossa e la zona di confine

Dai provvedimenti “straordinari” su Bolognina e area della stazione di nuovo prolungati allo sgombero delle tende alla Santissima Annunziata: due facce della stessa medaglia, all’insegna del binomio paura-esclusione.

30 Aprile 2026 - 17:24

Come in una (brutta) telenovela, le zone rosse della Bolognina e dell’area della stazione centrale sono state di nuovo prolungate: resteranno in vigore per altri cinque mesi, fino al 30 settembre. Lo ha comunicato ieri la Prefettura dopo una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Enrico Ricci e al quale hanno partecipato i vertici provinciali delle forze di Polizia, l’assessora comunale alla Sicurezza Matilde Madrid e il procuratore capo Paolo Guido. A quel tavolo sono stati esaminati i dati dell’andamento della criminalità nell’intero territorio comunale e nelle zone rosse e il confronto tra il periodo dall’1 gennaio al 20 aprile 2025 e lo stesso intervallo del 2026 “ha rivelato una contrazione complessiva del 19% della delittuosità nel Comune di Bologna”, dato che sale al 33% nelle zone rosse. Questa riduzione “ha riguardato sostanzialmente tutte le fattispecie di reato, con un calo particolarmente significativo per i reati predatori: nell’intero territorio di Bologna le rapine calano di circa il 9%, con una riduzione del 50% nelle zone rosse, mentre i furti scendono del 18% nell’intero territorio comunale e di oltre il 50% nelle zone rosse”. Numeri che la Prefettura giudica positivi, aggiungendo che questi risultati sono “frutto del costante controllo del territorio, attuato anche mediante ripetute operazione ad alto impatto (tre ogni settimana), che proseguiranno ulteriormente”.

I dati che fa comodo divulgare, insomma, la Prefettura li divulga. Peccato non sia così per le informazioni di dettaglio sui controlli in zona rossa chieste tempo fa dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), che ha più volte segnalato i rischi di profilazione razziale nelle attività di polizia. Intanto, con l’ennesima proroga, uno strumento per definizione straordinario diventa sempre più ordinario. Notizia accolta con entusiasmo, ovviamente, da Fdi e Lega.

E la zona di confine? E’ quella che si era creata poco distante dalle zone rosse, sempre in piena città: sotto al portico della Santissima Annunziata, all’inizio di via San Mamolo, dove pochi giorni fa la Polizia locale ha sgomberato l’accampamento che ormai da mesi si era formato in quell’area dando riparo a decine di senza dimora. Un assembramento di tende che si era creato, in particolare, per iniziativa di numerosi persone che pur avendo un lavoro non riuscivano a trovare una sistemazione abitativa in città. Situazione che, manco a dirlo, aveva innescato l’ormai solito braccio di ferro tra Comune e Governo: legato in questo caso alla competenza sulla gestione dell’area, visto che il complesso della Santissima Annunziata fa capo alla Soprintendenza.

Al di là di ciò, uno spaccato sulla situazione lo ha fornito Plat andando a parlare con le persone interessate pochi giorni prima dello sgombero. “Abbiamo scoperto storie di vita di lavoratori e lavoratrici che, impossibilitate ad accedere ad un alloggio– hanno riferito le/gli attiviste/i- vivono in questo giaciglio insieme per farsi forza e proteggersi tra una soluzione temporanea e l’altra. La città vive una grave crisi abitativa, che si manifesta anche in tendopoli autorganizzate che non possono essere affrontate con gli sgomberi ma con soluzioni stabili e durature”. Soluzioni “che contemplino il riutilizzo del patrimonio pubblico e privato vuoto e inutilizzato”, ha aggiunto Plat. Uno degli accampati, Bernardo, ha racconta in un video pubblicato da Plat di essere in Italia da alcuni anni e di vivere sotto quel portico da sei mesi. “Prima stavo in un altro posto, è arrivata la polizia e mi ha cacciato via”, ha detto, spiegando di essere attualmente senza impiego dopo aver lavorato per un anno nei cantieri del tram. “Non mi danno un dormitorio perchè sono del Comune di Imola”, ha continuato Bernardo: e ora “ci stanno spostando un’altra volta e non sappiamo dove andare. Nessuno ci ha comunicato niente e siamo qua con l’aspettativa di andare verso la strada”.

Lo sgombero, poi, è arrivato martedì mattina. L’intervento “si è svolto tutto sommato senza particolari problemi. Ringrazio gli operatori della Polizia locale, perché hanno agito come sanno fare, sapendo che avevano di fronte una situazione di fragilità. Ci sono stati anche colloqui sul posto. Poi è intervenuto anche il servizio ambientale, per la situazione igienica sotto al portico. Anche il parroco ci aveva detto quanto la situazione sotto questo aspetto fosse insostenibile da tempo”, ha affermato Madrid subito dopo. L’assessora ha assicurato che il Comune aveva lavorato con l’obiettivo di trovare “una soluzione straordinaria per garantire un’accoglienza a chi era presente sotto al portico. Avevamo contato 25 persone una settimana fa, predisponendo loro posti aggiuntivi, operando ogni giorno con le unità di strada per parlare con gli interessati, dicendo che c’è posto per tutti ed invitandoli ad accettare” la soluzione del Comune per non stare più in strada. “In 12 hanno accettato l’accoglienza”, ha riferito Madrid, mentre all’arrivo della Polizia locale c’erano ancora sei persone sotto al portico. “Le altre si sono in parte allontanate spontaneamente, senza entrare nella nostra accoglienza. Delle sei presenti oggi (martedì, ndr), sicuramente tre entreranno in struttura- ha affermato l’assessora- e una quarta sta valutando”.

Anche in questo caso Fdi e Lega hanno letteralmente cantato “vittoria”, facendo a gara tra loro per intestarsi il merito di aver ottenuto lo sgombero. A fronte di ciò, le rassicurazioni fornite dall’amministrazione sulle soluzioni individuate per le persone che dormivano sotto al portico. Ma in ogni caso, la vicenda della Santissima Annunziata resta una dimostrazione plastica della situazione che si vive a Bologna: diritto all’abitare negato, persone che pur lavorando non hanno accesso alla casa, marginalizzazione delle fragilità, istituzioni pubbliche che non riescono a garantire per tempo soluzioni diverse rispetto alle tende in strada.

La zona rossa e la zona di confine, così, appaiono come due facce della stessa medaglia. A vincerla, però, alla fine è solo chi soffia sul fuoco della paura e dell’esclusione.