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La voce di Benni al 38 occupato: “Battetevi per i vostri sogni, inventate altri tempi” [audio]

Nel 2008 lo scrittore incontrò il movimento No Gelmini, tornando “in una città che amo e detesto quasi in eguale misura”. Il Lupo parla di politica e cultura, partendo da quattro verbi: imparare, informare, essere responsabili, durare. Riproponiamo la registrazione dell’iniziativa.

14 Settembre 2025 - 11:57

“I sognatori si battono per i loro sogni”, disse Stefano Benni. E lo disse in un’aula affollatissima del 38 di via Zamboni occupato, nel 2008, in un incontro con le/gli studentesse/i del movimento No Gelmini. Un ritorno a Bologna per lui, che dalla città aveva deciso di allontanarsi per qualche tempo. Zic.it pubblicò la registrazione di quella straordinaria chiacchierata e oggi, a pochi giorni dalla scomparsa dello scrittore e “compagno generoso”, come questo giornale ha scritto nel ricordarlo, la riproponiamo: l’audio integrale disponibile in fondo a questa pagina, raccolto da Simona De Nicola insieme alle foto scattate da Francesco Vicenzi, ripropone così la voce ironica e tagliente del Lupo, felice di dialogare con militanti di una generazione diversa dalla sua eppure così vicina nella comune volontà di misurarsi con la cultura e il sapere e di cambiare il mondo.

“L’ultima volta che ho visto tanta gente a Bologna- esordisce Benni- era un’occasione un po’ triste e un po’ allegra insieme, quando abbiamo fatto il Pompeo di Andrea Pazienza a Crash. E’ stato molto bello, abbiamo fatto due spettacoli, poi io me ne sono andato. Mi dicono che non è successo molto, ma qualcosa è successo. Quindi torno in una città che amo e detesto quasi in eguale misura, pur essendo io di Monzuno e non di Bologna, che sia chiaro…”.

Poi, in “una specie di gioco serio”, quattro verbi da consegnare alle/gli studentesse/i in mobilitazione. “Io ho vissuto il ’68 e il ’77 ma ritengo che ogni movimento in qualche modo è diverso da un altro, quindi non ho consigli, magari posso avere dei sogni o soprattutto delle paure”. E allora il primo verbo è “imparare”. Dice Benni: “Una delle cose che mi sembra di vedere in questo movimento, e lo sento anche come fatto personale, è che non riescono a descrivervi come dei somari, perchè è chiaro che i somari sono loro. Mi spiego. Io dico sempre molto provocatoriamente, così lo mettiamo subito in chiaro, che la destra politica italiana ha fatto di tutto per rendere gli italiani più ignoranti e la sinistra ha fatto di tutto per togliere loro la vergogna di esserlo. Cioè qualcuno, non voglio generalizzare ma non voglio fare nomi, Veltroni, perchè un po’ di polemica va fatta”, ha portato avanti “questo atteggiamento di dire: siccome siamo di sinistra possiamo vedere le stesse merdate, la stessa televisione e la stessa bassa cultura, ma siccome siamo di sinistra siamo più grandi e immuni. Il risultato è che poi alla fine si diventa ignoranti esattamente come gli altri. Quindi credo che questo Paese sia diventato in questi anni più ignorante, lo dico senza spocchia, più ignorante perchè non si studia, perchè la televisione non produce cultura ma propaganda e di questo la destra e la sinistra si sono a volte beate in uguale misura. In questo movimento e in modo sotterraneo anche altri movimenti che conosco, ad esempio tutti i gruppi di lettura che frequento in Italia, c’è la voglia di imparare, un ribaltamento, il dire: ‘Siccome non ci vogliono più far studiare, allora vogliamo studiare noi’. Quindi se una volta era una professoressa a dire ‘siete dei somari’ e per questo interveniva, adesso paradossalmente è come se dicesse: ‘Non siete abbastanza somari, dovete esserlo di più’. Quindi è un ribaltamento totale, sono gli studenti che dicono alla ministra: ‘Se tu sei una somara non vogliamo essere somari come te'”.

E poco dopo: oggi “chi è che vi chiede il meglio di questi tempi? Un grande scrittore ha detto: ‘Se i tempi non chiedono il tuo meglio, inventa altri tempi’. Il grande scrittore sono io- se la ride Benni- ed è questo che voi provate e io, molto umilmente, provo a fare”.

Il secondo verbo è “informare. E condividere. Credo ci sia un problema grosso in Italia ed è che non esiste più un’opinione pubblica ma un’opinione mediatica, quindi Silvio e altri possono anche permettersi di dire che in piazza non è andato nessuno”. Finisce così che mentre “in qualsiasi Paese del mondo, molta gente in piazza è qualcosa che in qualche modo viene registrato dalla politica, in Italia non c’è più un’opione pubblica ma solo un’opinione mediatica. Vi faccio un esempio perchè di questo ho molta paura. Io ero a Roma nei giorni dei cosiddetti sconti di piazza Navona, li ho visti da lontano. Adesso non voglio dire che noi nel ’68 sì che pestavamo, perchè io sono sempre stato un mite e anche un codardo nello scontro di piazza, però vi assicuro che veramente è stata una scaramuccia e questa scaramuccia ha fatto sì che per due giorni alcune televisioni, mi hanno detto, non facessero che parlare di questo”. E allora “dovete insomma avere una vostra linea, ma soprattutto sapere che qualsiasi cosa facciate dovete essere pronti ad affrontare questa diffrazione e rifrazione, essere molti attenti”.

Poi c’è “essere responsabili”, continua lo scrittore. “Dopo il ’77 in qualche momento c’è stata un’assunzione di responsabilità quasi etico-artistica, che coincise quasi con autoannullamento, pensiamo ad esempio al tema della responsabilità che è stata l’accettazione della droga in molte parti del movimento, che è stata pagata duramente. Dopo, in tutti i movimenti che ho visto, è stata un po’ cancellata da una specie di timore dell’avversario e della sua potenza, nel senso che si è sempre detto: ‘Noi siamo stati bravi, abbiamo occupato, ma c’è sempre qualcuno molto cattivo, molto potente, una grande macchina mediatica che ci stritola’. Basta con questo atteggiamento, voi avete una grande occasione, la cultura è un fatto di responsabilità, è prendere le cose nelle proprie mani“. In Italia “non c’è nessuno che possa impedirvi di andare avanti”, anche se “ci sono molte persone che provocheranno, che cercheranno di fermarvi, che vi denunceranno e soprattutto che vi metteranno sopra una bandierina”.

Infine, “durare”. Perchè la cultura “è fare cose che durano, questo è il segreto dei libri per me”. E per un movimento “la cosa più difficile è senz’altro durare, cioè passare da un momento molto piacevole, dal trovarsi insieme e progettare a un momento in cui questa diventa quasi una fatica quotidiana”. Per questo “vi auguro di durare e anche di far fatica e, come diceva Rimbaud, anche di non avere paura del sacro disordine che è in voi, cioè di saper affrontare cambiamenti e trasformazioni”.

Fin qui, il “gioco serio” del Lupo. Poi le domande e le questioni poste dalle/gli studentesse/i e un viaggio con Benni tra immaginario e arte, la repulsione per “l’ideologia del carino”, la condivisione e la visione. E ancora: le radio libere, l’importanza della controinformazione, il valore dell’occupazione di spazi nelle città, il mercato editoriale, il cinema e la televisione. Fino a quell’episodio “in cui ho rischiato di essere picchiato da Massimo Giletti”, racconta il Lupo.

Ascolta la registrazione integrale dell’iniziativa