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La scia di terrore della Uno bianca negli scatti di Luciano Nadalini

La mostra visitabile fino all’11 gennaio nel foyer del MAMbo: “Non sono solo foto di nera”, spiega l’autore, ma immagini che raccontano “il dolore di famiglie e di persone che hanno sofferto di questo periodo tragico”.

18 Dicembre 2025 - 13:26

Della lunga e intensa carriera del fotografo Luciano Nadalini questo giornale ha avuto l’occasione di parlare un po’ di anni fa, prendendo spunto dalla presentazione del libro “Movimenti giovanili a Bologna negli anni ’80-‘90”. In quell’occasione Nadalini raccontò che tutto iniziò con il periodico Mongolfiera, predecessore di Zeroincondotta cartaceo e di Zic.it, con un servizio sulla strage del Rapido 904 a San Benedetto Val di Sambro. Era il 23 dicembre 1984 e da allora la macchina fotografica di Nadalini si è immersa nella storia di Bologna: dalle occupazioni e i cortei alle tanto altre carneficine che, purtroppo, si sono legate al nome della città. Tra queste anche quelle compiute tra il 1987 e il 1994 dalla banda della Uno bianca, composta perlopiù da poliziotti. E lo sguardo con cui il fotografo emiliano ha seguito questa vicenda è ora riproposto nella mostra “Uno Bianca. Bianco e nero. Sette anni e mezzo di terrore negli scatti di Luciano Nadalini”, curata dall’associazione che riunisce i familiari delle vittime colpite dai fratelli Savi e dai loro complici: l’esposizione, inaugurata nei giorni scorsi, sarà visitabile fino all’11 gennaio nel Foyer del MAMbo – Museo d’Arte Moderna.

Le immagini raccolte raccontano “il dolore di famiglie e di persone che hanno sofferto di questo periodo tragico, non sono solo foto di nera”, ha detto Nadalini alla presentazione della mostra, sottolineando come le prolungate incursioni della Uno bianca si siano inserite in un solco ancora più profondo di paura e violenza, caratterizzato da una forte incidenza della mano neofascista: “Parliamo degli anni ’80 fino ai primi anni ’90, quindi la strage della stazione di Bologna del 2 agosto, nell’84 la strage del treno 904 alla stazione di San Benedetto Val di Sambro, poi questo periodo qua. Sono stati dieci anni di assedio alla città“.

Dalla presentazione della mostra: “Luciano Nadalini, uno dei testimoni più lucidi e sensibili della cronaca degli anni della Uno bianca, è il fotoreporter che ha seguito con il suo obiettivo le vicende criminali della banda che per sette anni e mezzo ha portato il terrore da Bologna alla Romagna fino a Pesaro: 23 morti, 114 feriti e 102 azioni criminali a opera di sei uomini, quasi tutti poliziotti, in una strage diffusa dal 1987 al 1994. La potenza delle immagini di Nadalini in mostra, vivide nel loro bianco e nero così netto, quasi stride con ‘l’andare in punta di piedi, col dovuto rispetto e silenzio’: così il fotoreporter si avvicinava ai luoghi del crimine per testimoniare una delle vicende più oscure della storia italiana”.