Acabnews Bologna

Interporto, blocco alla Cogefrin [foto]

Dei 51 lavoratori licenziati dai magazzini Granarolo, sono 9 sono stati ricollocati. Picchetto di 5 ore di lavoratori della logistica e attivisti di Crash e Hobo. Il 6 novembre nuovo tavolo in prefettura.

31 Ottobre 2013 - 15:23

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“Se non verranno rispettati i nostri diritti noi continueremo a bloccare l’attività dei magazzini” Ecco quello che sostengono con decisione i 51 lavoratori della Granarolo illegalmente licenziati nel mese di aprile per aver fatto due giorni di sciopero. Ancora oggi, nonostante gli accordi presi dal Prefetto di Bologna con le organizzazioni padronali, nel mese di luglio che prevedevano la ricollocazione sul posto di lavoro di 23 facchini entro il 15 ottobre (termine in proroga a quello inizialmente stabilito del 30 settembre) e degli ulteriori 28, solo 9 lavoratori sono stati effettivamente assunti mentre gli altri si ritrovano ormai da sei mesi senza stipendio e senza cassa integrazione, che ancora non è stata erogata, a dover affrontare senza risorse il mantenimento di una casa (alcuni dei lavoratori hanno ricevuto la notifica di sfratto), di una famiglia e dei figli.

Ecco perché questa mattina a partire dalle ore sette si sono ritrovati di fronte ai cancelli della Cogefrin all’Interporto di Bologna per manifestare la propria rabbia e per reclamare il loro diritto a tornare nel posto di lavoro. Supportati da altri lavoratori e dai solidali del Laboratorio Crash e del Hobo in un centinaio hanno bloccato i due cancelli di accesso impedendo l’ingresso e l’uscita di circa 40 camion.

Dopo circa due ore di blocco il capo appalto di Cogefrin, l’amministratore del consorzio SGB, il direttore di Cogefrin e il responsabile dell’Interporto di Bologna insieme alle forze dell’ordine prontamente giunte sul luogo, si sono avvicinati ai lavoratori in lotta per chiedere lo sblocco dei camion e la rimozione del picchetto non solo senza offrire garanzia di rispetto dell’impegno (da loro sottoscritto davanti al Prefetto di Bologna) a reintegrare i lavoratori, ma prendendosi gioco di loro, hanno avuto la faccia tosta di ripetere la solita canzone e cioè che da parte loro l’accordo è stato rispettato e che loro comunque non sono responsabili per le vicende di color che sono rimasti fuori. A fronte della sfacciataggine dei padroni, i lavo-ratori hanno avuto invece solidarietà da parte dei camionisti che non solo hanno dimostrato di condivider-ne le ragioni, ma hanno avuto anche un momento di convivialità con i facchini.

Il picchetto è stato smobilitato dopo 5 ore con difficoltà perché i lavoratori sono ormai stanchi di promesse vane e si sentono continuamente ingannati non solo da parte dei padroni ma anche dalle istituzioni che si sono fatte garanti del rispetto degli accordi siglati ma che effettivamente poi non sono intervenute con la dovuta decisione per sbloccare una situazione di illegalità di questa portata. Infatti non si capisce come sia possibile affrontare l’inserimento di tanti altri lavoratori che sono ancora fuori se ad oggi solo 9 lavoratori su 51 hanno trovato collocazione. E’ logico porsi allora degli interrogativi sulla buona fede con cui sono stati firmati gli accordi di luglio.

Ma nonostante tutto i lavoratori hanno deciso anche oggi e per l’ultima volta di dare fiducia alle istituzioni. Dopo un’assemblea dai toni accesi a cui hanno partecipato tutti i lavoratori si è deciso di accettare le condizioni proposte dal Prefetto di Bologna che dopo quattro ore di picchetto ha contattato Aldo Milani, coordinatore nazionale del Si.Cobas, per proporre un ulteriore incontro il 6 novembre durante il quale dovranno ancora una volta essere stabilite delle date CERTE e a breve termine per completare le assunzioni dei primi 23 lavoratori e dei restanti 28.

I lavoratori in agitazione hanno deciso di sospendere fino all’incontro col Prefetto lo stato di agitazione ma sono ben consapevoli che l’unica garanzia che hanno per tornare ai loro posti di lavoro è continuare a lottare di fronte ai cancelli di quei padroni che quotidianamente li hanno sfruttati e ingannati, mentre e-rano loro dipendenti, e che li hanno illegalmente licenziati e privati oltre che del loro lavoro anche della dignità.

A questo punto si attende l’incontro del 6 novembre col Prefetto.

Si Cobas