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Grand hotel vista crisi

Mentre in piazza VIII Agosto si annuncia un albergo di lusso, gli affitti continuano a salire e la congiuntura abitativa è sempre più dura: un po’ di numeri e un promemoria sui casi ex Beretta e viale Lenin.

10 Agosto 2026 - 14:28

La notizia è circolata qualche tempo fa: un hotel di lusso in piazza VIII Agosto. La struttura ricettiva a quattro stelle sarà realizzata nell’ex palazzo delle Telecomunciazioni: 215 camere tra singole, doppie, triple, quadruple e suite. La riqualificazione prevede la realizzazione di una hall a doppia altezza, aree comuni, spazi per il coworking e – ovviamente – un’area food. Si prevede che i cantieri termineranno nel 2028 e intanto è stata già ottenuta la conversione d’uso a hospitality dell’edificio, che ora ospita uffici. Il progetto è targato Covivio, gruppo francese specializzato nell’immobiliare, che investe nell’operazione 45 milioni di euro. L’albergo sarà poi gestito dalla catena internazionale B&B Hotels Italia.

I facoltosi turisti e i rampanti affaristi che si affacceranno dal nuovo hotel, quindi, potranno godere di una bella vista sul centro città e nei giorni di mercato, magari, getteranno uno sguardo compassionevole verso le bancarelle popolari della Piazzola. E la scena, in fondo, ha un suo perchè: la distanza tra il volgo lì in basso e le suite dell’attico là in alto come misura delle disuguaglianze che in questa città, inesorabilmente, continuano al crescere al ritmo dei costi per la casa (e non solo) che finiscono per escludere ampie fasce di reddito. Perchè mentre si progettano alberghi di lusso, al puzzle della crisi abitativa continua ad aggiungersi un tassello dopo l’altro.

Secondo una ricerca di Cna, ad esempio, Bologna è la quarta città d’Italia per costo degli affitti. Più su ci sono solo Milano, Firenze e Roma. Sotto le Due torri un appartamento di 70 metri costa in media 1.250 euro al mese (a Milano 1.820, a Firenze e Roma 1.340). Ma se si guarda l’incidenza dell’affitto sugli stipendi medi, Bologna sale al terzo posto: se ne va in media il 58% del salario (a Milano il 73% e a Firenze il 62%). Una situazione che in questi ultimi anni si è particolarmente aggravata per Bologna: nel 2019 lo stesso appartamento di 70 metri quadri costava 860 euro al mese, quindi nel giro di sei anni il costo dell’affitto a Bologna è cresciuto del 45%.

E questo trend sembra non avere fine. Secondo un rapporto di Nomisma sul mercato immobiliare nella prima metà del 2026, infatti, a Bologna il costo degli affitti è ancora in crescita in tutte le aree della città: +1% su base semestrale e +2,6% su base annua. Ma anche per il secondo semestre dell’anno in corso le previsioni parlano di un “ulteriore lieve aumento dei canoni”. Nel frattempo, sempre parlando di affitti, i tempi medi di locazione “si allungano, passando da 1,5 mesi nel secondo semestre 2025 agli attuali 2,5 mesi”, segnala Nomisma: ma questo aumento “non segnala un indebolimento della domanda, che a Bologna continua a superare strutturalmente l’offerta disponibile. Piuttosto, evidenzia il progressivo raggiungimento della soglia di sostenibilità economica dei canoni. La ricerca di conduttori in grado di sostenere i livelli di affitto oggi richiesti richiede tempi più lunghi, riflettendo un mercato sempre più vincolato dall’accessibilità economica delle abitazioni”.

A fronte di questi dati, poi, non basta trasferirsi fuori dai grandi centri urbani per alleggerire il peso del costo della vita: gran parte di quello che una/un lavoratrice/ore risparmia sull’affitto, infatti, se ne va nelle spese di trasporto per raggiungere il posto di lavoro. Rispetto a questo fenomeno, segnala di nuovo la Cna, Bologna è quarta città in Italia: sotto le Due torri una famiglia che sceglie di trasferirsi fuori città può risparmiare in media fino a 4.000 euro all’anno sul canone di locazione, ma poi arriva a sostenere 2.100 euro di costi aggiuntivi tra carburante, manutenzione del veicolo, pneumatici, parcheggi e altre spese.

E se gli affitti continuano a salire, ancora in crescita risultano anche i costi di acquisto. Secondo le analisi dell’Ufficio Studi di Tecnocasa, nella seconda parte del 2025 i valori delle case di Bologna hanno messo in evidenza un aumento del 2,2%. La domanda elevata e una carenza di immobili in vendita spinge verso l’alto soprattutto i prezzi del centro storico, che salgono del 2,8%. A comprare sono soprattutto investitori che poi si indirizzano sia sugli affitti turistici (nonostante una maggior prudenza dettata dalle nuove leggi in materia) sia su quelli tradizionali.

Altri dati, poi, incrociano le difficoltà sul piano abitativo con quelle più generali legate al caro vita e al disagio sociale. La Caritas, ad esempio, fornendo un bilancio delle proprie attività di assistenza sul territorio ha segnalato che il 10,5% delle persone senza dimora ha un lavoro; ma nonostante questo, evidentemente, non riesce a permettersi un’abitazione. Allo stesso tempo, anche il 25% delle persone che nell’arco di un anno si sono rivolte alla Caritas ha un impiego. In 12 mesi, ha segnalato invece l’Asp, sono stati registrati in media quattro interventi al giorno del Pronto intervento sociale (Pris): 1.422 il dato complessivo. E per finire sono ben 3.383 le domande di contributo per l’affitto presentate per accedere al bando pubblicato dal Comune: 2.108 quelle ammesse perchè dotate di tutti i requisiti e coperte.

Nel frattempo, proprio nell’ultimo periodo si sono registrate delle novità su alcuni progetti per l’abitare che, con percorsi piuttosto tormentate, erano in ballo da un’eternità. E’ il caso dell’ex clinica Beretta, dove è stato inaugurato il Condominio solidale XXI Aprile: progetto di abitare collaborativo promosso dal Comune con 16 appartamenti, per canoni mensili da 395 a 688 euro, destinati a 40 persone. Erano state 486 le domande presentate, di cui 414 risultate idonee. Qualche tempo fa abbiamo ripercorso la storia di questo immobile, segnalando come tra l’ultima delle due occupazioni che avevano interessato l’edificio e l’inizio dei lavori fossero passati ben 2.301 giorni di abbandono: a questo punto, si può aggiornare il conteggio rilevando che di giorni ne sono trascorsi 3.831 tra l’uscita delle famiglie che lì avevano trovato una casa e il taglio del nastro dei nuovi appartamenti: più di dieci anni.

Di recente, poi, è stato inaugurato il cantiere per la realizzazione di un progetto di cohousing in viale Lenin 14, promosso da Comune e Regione. Al posto del vecchio podere che sorgeva in quell’area si prevedono 11 alloggi in proprietà indivisa (li realizza infatti la cooperativa edificatrice Giuseppe Dozza) e a canone concordato. In questo caso bisogna fare un salto all’indietro di oltre 15 anni, cioè al periodo in cui l’allora amministrazione comunale inserì anche questo lotto in un progetto di autorecupero che avrebbe dovuto consentire direttamente alle/i cittadine/i di ripristinare cinque immobili pubblici. Le condizioni economiche attorno a cui era costruito quel progetto, però, si rivelarono insostenibili e l’iniziativa del Comune si rivelò un vero e proprio flop: dopo dieci anni di limbo, alla fine, nel 2019 Palazzo D’Accursio ritirò ufficialmente il progetto. Nel caso di via Lenin, quindi, ora c’è all’orizzonte un progetto di cohousing ma nel frattempo di anni ne sono passati altri sette.

Tempistiche da museo, verrebbe da dire, se raffrontate all’urgenza di rispondere alla crisi abitativa. Allora magari queste storie potranno trovare spazio nel Centro di documentazione sulla casa popolare a cui lo stesso Comune pensa già da qualche tempo: anche qui c’è stato un aggiornamento, visto che di recente sui banchi del Consiglio comunale è arrivato uno schema di convenzione tra l’amministrazione e la Fondazione abitare Bologna (Fab) per la concessione in uso ventennale di un immobile situato in via Antonio di Vincenzo 22/3: edificio da destinare alla sede istituzionale della suddetta Fondazione e alla realizzazione, per l’appunto, del Centro di documentazione.

E il Piano casa del Comune, invece? “Dall’inizio del mandato noi abbiamo realizzato, recuperato, in corso di progettazione o di realizzazione circa 1.864 alloggi fra Erp ed Ers, con un investimento di 138 milioni di euro”, afferma la vicesindaca Emily Clancy. In particolare, “abbiamo recuperato 1.477 alloggi Erp che erano sfitti per carenze manutentive, investendo circa 19,5 milioni, consentendo ad oltre 4.000 persone che attendevano una casa di ottenerla”. Inoltre “abbiamo investito oltre 124 milioni per la riqualificazione energetica di oltre 2.500 alloggi pubblici, contrastando contemporaneamente povertà energetica ed emissioni climalteranti”, aggiunge la vicesindaca: quindi nel complesso, “in quattro anni abbiamo mobilitato oltre 260 milioni di euro e coinvolto quasi 4.400 alloggi del patrimonio abitativo, pubblico e sociale”. Ma la crisi abitativa, è un dato di fatto, continua a mordere.