Alla terza assemblea dell’azionariato popolare per la fabbrica socialmente integrata, la minaccia dello sgombero sembra passare in secondo piano. La politica potrebbe evitarlo, ma ci vuole la volontà.
a cura del Centro di documentazione dei movimenti “Lorusso-Giuliani”
Sì è svolta la mattina del 12 luglio a piazza Poggi, a Firenze, la terza assemblea dell’azionariato popolare della futura cooperativa GFF – Gkn For Future. Ad aprire i lavori, dalla scrivania presidenza, è il toscanissimo Danio, che dopo i saluti, esordisce: “Non è semplice entrare in questa logica di classe dirigente (dell’assemblea, ndr) e a noi lavoratori fa anche un po’ paura. Ma ce ne siamo fatti carico chiedendo aiuto a voi e al territorio”.
L’intervento introduttivo è, come sempre, a cura di Dario Salvetti: “Questo è il sesto grosso evento dal 18 maggio 2024. In pratica vi abbiamo chiesto una fatica ogni due mesi. Una fatica innecessaria, perché se solo ci fosse stata un po’ di saggezza politica questa storia si sarebbe chiusa da molto tempo. A oggi siamo ormai andati ben oltre la mera operazione economica, non si vede il business che guida queste scelte, perché dopo tanto tempo qualunque economista/imprenditore/commercialista sa che è meglio fermarsi che continuare ad accumulare perdite. E invece, il giro di soldi transitati sulla fabbrica accumulando debiti sulle teste dei dipendenti ha raggiunto la quota di 50/60 milioni di euro. Dietro a tutto questo io inizio a vederci anche una volontà politica, di schiacciare Gkn. Solo così si spiegano le accuse che ci hanno rivolto (anche) attraverso il decreto di sgombero del tribunale fallimentare, fino a sentirci dire che siamo stati noi e il nostro presidio a far scappare gli investitori, quando i nostri erano molto chiari sin dall’inizio: custodire la fabbrica e riportare il lavoro all’interno dell’impianto.
Ma ancora, continuiamo a dare spallate al muro di gomma, anche se la spalla è indolenzita da quattro anni e cinque estati di spinte e logoramento e anche se non so se è peggio lo sgombero o il logoramento- e lo dico mentre stiamo lottando perché lo sgombero non ci sia e se arriverà, ve lo assicuro, noi difenderemo il presidio.
Ancora una volta, tutto è vicino alla definizione ma nulla è ancora definito. Si è trovata, per esempio, la quadra su quante linee produttive dovranno esserci, ci si è interrogati sull’utilizzo dell’argento per una tecnologia innovativa per il recupero dei pannelli dismessi: siamo a questo livello di dettaglio.
Il 16 luglio la Città metropolitana voterà l’adesione al Consorzio di sviluppo della Piana fiorentina e poi, presumibilmente, andrà da un notaio.
A questo punto, la nostra azione deve delinearsi lungo tre direttrici:
1) continuare a spingere la reindustrializzazione dal basso come se partissimo domani, col solito dettaglio che manca uno spazio fisico dove realizzare il piano, mentre la fabbrica ha raggiunto il più alto livello di minaccia speculativa immobiliare. L’altro problema è dato dal fatto che in Europa non si può produrre rinnovabile, si può solo installare. Cioè, per rispondere al monopolio cinese, che realizza il 95% del rinnovabile – caso unico nella storia -, l’Europa non cerca di recuperare qualche quota di produzione per sé, ma si va a riprendere le capacità produttive col nucleare e col militare. Questo perché il fabbisogno energetico è arrivato a un livello tale da richiedere che il fotovoltaico si sommi al fossile senza sostituirlo, per fare fronte alle necessità. E dunque, il fossile è ben disposto ad accettare che il rinnovabile abbia rosicchiato quella parte di approvvigionamento energetico che da solo non sarebbe comunque riuscito a garantire, mostrandosi carente;
2) se a settembre tutti i passaggi del consorzio ecc. non saranno stati fatti, dovremmo ricominciare da capo e fare un terzo piano di reindustrializzazione, dopo quello presentato a ottobre e gli aggiornamenti tecnici che sentirete tra poco;
3) un’altra mobilitazione, un’altra fatica, la settima in questo breve lasso di tempo. Uno sgombero comporterebbe una mobilitazione generale – e lo sanno anche “loro”. Per questo, prima dello sgombero, tenteranno con la via della calunnia. O almeno, io lo farei. Poi, se la vogliono fare brutta… Intanto di sicuro vi possiamo assicurare che il quinto agosto ad attendere il nulla fa male più del manganello. Mettiamo a disposizione la piazza di Firenze per una grande manifestazione nazionale in autunno. Senza convergenza non stiamo in piedi”.
IL PIANO. Il punto tecnico è affidato anche in questo caso a Leonard, consulente tecnico solidale, figura oramai nota e indispensabile della vertenza, che ci tiene a cominciare con una premessa: “Chi si sta spendendo come solidale in questa lotta lo sta facendo in difesa dei propri interessi e diritti, perché la lotta di Gkn è la stessa di chi conosce il precariato o la ricerca fagocitata dagli interessi delle multinazionali”.
Dopodiché, vengono sciorinati gli aggiornamenti approntati al piano di reindustrializzazione negli ultimi 8/9 mesi, a causa delle richieste delle istituzioni: ineluttabilmente confermata la base del progetto, cioè i pannelli fotovoltaici custom, personalizzabili su richiesta, prodotto di punta e di partenza dell’innovativa pianificazione GFF che può effettivamente farsi spazio fra le maglie della sopracitata produzione green di massa cinese standardizzata per il mercato.
GLI INVESTIMENTI. Per quanto alla parte economica, gli investimenti complessivi sono stati determinati in 12,5 mln di euro, di cui 6,3 mln saranno risorse pubbliche, e serviranno a coprire le prime spese: le macchine, le spese vive dell’anno 0 e quelle dell’anno 1. Del totale degli investimenti, 6,1 mln saranno capitale sociale di rischio, il resto sarà capitale di debito.
GLI INVESTITORI. Oltre a Banca Etica, che ha sostenuto la fabbrica socialmente integrata sin dal principio, altri due istituti bancari hanno dichiarato la loro disponibilità a stare nel progetto: si tratta di due fondi cooperativi. Tutte queste realtà hanno fatto manifestazioni d’interesse, che però senza sito produttivo fisico non possono diventare delibere.
LE RICHIESTE. “In questi otto mesi ci è stato chiesto di lavorare come se fossimo un’azienda già funzionante. Ci hanno sottoposto a vari e singolari generi di stress test, rispetto alla natura e allo specifico di GFF: una volta ci hanno chiesto di ragionare come se le quattro direttrici su cui si fonda il piano (Produzione, Installazione, Recupero e Cargobike) dovessero funzionare come quattro aziende autonome non comunicanti e isolate sul mercato; poi, hanno valutato la valenza del piano come se nei primi anni producessimo solo pannelli classici: ci hanno così snaturato e testato su coordinate pensate in termini diversi da quelli in cui noi abbiamo immaginato di reindustrializzare la fabbrica”.
PROSPETTIVE ECONOMICO-FINANZIARIE. Sempre più in concreto, l’impatto economico della ripartenza dal basso prevederebbe, a fronte di un passivo nel primo anno di 387.000 euro, già dall’anno successivo un attivo di 337.000 e di quasi 567.000 nel terzo anno. E poi a crescere, fino ad arrivare alla stima di 31 mln di ricavi pubblici attesi nei primi 10 anni di attività, considerando i vari indici fiscali.
“Una cosa deve essere chiara: questo piano non ha problemi tecnici per partire, la decisione è solo ed esclusivamente politica”.
Se la politica deciderà che questa storia deve continuare (o forse che un’altra storia può avere inizio), ci saranno le delibere condizionate di investitori e banche. Successivamente alle delibere, ma prima di ordinare le nuove linee, dovrà essere soddisfatta una serie di condizioni, tra cui: raggiungere la somma di 1,7 milioni di euro di azionariato popolare (anche se il nostro obiettivo dichiarato è di due milioni); confermare i preordini dei pannelli, a copertura del 60% dei pannelli prodotti nel primo anno; raccogliere preordini per 90 cargo-bike (pari al 60% della produzione del primo anno).
La promessa con cui Leonard si congeda è che entro l’estate saranno aggredite tutte queste condizioni.
GLI INTERVENTI
La prima a prendere parola è Giorgia di SOS Mediterranee. “Noi ci dedichiamo a salvare vite in mare e, concretamente, gli operai ex Gkn ci aiutano nella messa a terra delle persone recuperate. Vorrei raccontarvi questo breve fatto: in una delle tante occasioni in cui mi sono trovata a Lampedusa, mi è capitato di vedere un semiasse arrugginito abbandonato per strada e immediatamente mi è venuto da pensare al collegamento che esiste tra il Mediterraneo e questo sistema che, se fa arrivare le persone migranti salve a terra, le fa arrivare come schiave”. Dopo aver ricordato come oltre alla Sea-Watch, l’Ong si stia dotando di navi più piccole e veloci per arrivare prima dei libici quando si avvista un’imbarcazione in difficoltà, perché nel mar Mediterraneo “si fa la caccia all’uomo”; dopo la chiamata di un appuntamento per l’autunno per confrontarsi, restituire le esperienze al largo e accogliere eventuali nuovə interessatə; e dopo aver ricordato le nefandezze del decreto sicurezza; il primo intervento si chiude con un grazie al collettivo di fabbrica e la dichiarazione di disponibilità a rispondere a nuovi futuri appelli.
Il microfono passa ad Alessandro dei Cobas Firenze, secondo cui “in un momento in cui come lavoratori siamo abituati a pietire ammortizzatori sociali e briciole, Leonard e Gkn hanno aperto degli orizzonti” di dignità e visione.
Gabriele di Mondeggi Bene Comune si rifà all’articoo 42 della Costituzione, quello che postula la inderogabile funzione sociale che la proprietà privata deve assolvere per sussistere, stimolando la riflessione su una maggiore disciplina della gestione partecipata e di subentro dei lavoratori nella e alla proprietà quando questa perde il suo valore sociale. Ad esempio, come la Soms (Società Operaia di Mutuo Soccorso) produce e ricava utilità sociale dalla fabbrica, così Mondeggi fa lo stesso con la sua fattoria sociale, così chi occupa una casa sfitta non viola la costituzione, ne anticipa il respiro. Sempre sulla linea dell’art. 42, “alla Regione Toscana dobbiamo chiedere l’esproprio pubblico per la fabbrica ex Gkn”.
Da Vicenza, I Boschi Che Resistono racconta la difesa di due boschi nella lotta contro l’alta velocità in territorio veneto e utilizza il termine “Resistere”, citando il claim Gkn della giornata, “Resistere per Ri-esistere”. Nomina il decreto sicurezza e ricorda l’assemblea nazionale della rete A Pieno Regime a Roma il 21 settembre all’Università La Sapienza.
L’intervento dei Centri Sociali del Nord Est parla delle ultime esperienze in territorio veneto: dalla suddetta difesa dei boschi a Vicenza, alla contestazione al matrimonio di Jeff Bezos a Venezia, all’ultima edizione dello storico Sherwood Festival a Padova, e ne prende spunto per descriverle come pratiche di convergenza per continuare conflitto e radicalità. Anche qui si ricorda l’assemblea nazionale del 21 settembre a Roma contro il decreto sicurezza e il governo Meloni.
Per la Rete Intersindacale, Luca di Adl Cobas loda il collettivo Gkn per essere esempio di conflittualità in forma ecologica e concreta, permanente motore di attivazione sindacale, di immaginario, di lotta politica. “Siamo qui per continuare la convergenza”, perché la lotta Gkn va assunta come modello di contrasto a questo sistema. Anche lui ricorda la sentitissima assemblea nazionale della rete A Pieno Regime a Roma il 21 settembre contro il governo meloni, presentandola anche come momento buono per organizzare la difesa del presidio di Campi Bisenzio.
Love Of My Way, associazione Lgbtq+ fiorentina, sostiene che “la povertà alimenta l’esclusione e l’esclusione alimenta la povertà. Gkn rappresenta una battaglia condivisa”. Propone momenti pubblici di formazione e autoformazione fatti insieme a Gkn.
Vogliamo Tutt’altro è, invece, un’assemblea dei lavoratori dello spettacolo che lavora da un anno e mezzo per ripensare il settore: “Abbiamo subìto e stiamo subendo un attacco mirato da parte di questo governo attraverso tagli drastici che stanno mettendo in ginocchio la cultura in Italia, come allo storico festival di Santarcangelo o al Teatro della Pergola qui a Firenze. Ci attaccano perché siamo spazi critici. Ma questo rientra in quadro più generale di silenziamento del dissenso. La risposta non può essere il corporativismo, ma la convergenza, come ci ha insegnato Gkn: la cultura è un bene comune, in un Paese che riserva all’arte lo 0,02% del Pil. Vogliamo una giornata in autunno in cui tutte le scuole e tutti i teatri vengano occupati, dobbiamo mostrare unità.
Prende poi la parola un membro di Tpo – Municipi Sociali di Bologna, anche a nome della Rete A Pieno Regime: “Viviamo un tempo di rivoluzione dall’alto: non possiamo permetterci di giocare in difesa, c’è bisogno di confederarci. La lotta di Gkn apre temi e orizzonti: ecologismo, socializzazione del lavoro, fine del monopolio dei miliardari sulle nostre vite”. Accoglie la proposta della convocazione di una grande piazza nazionale a Firenze in autunno e rilancia l’assemblea nazionale contro il decreto sicurezza a Roma il 21 settembre. “E ovviamente diamo la nostra disponibilità quantunque Gkn ne abbia bisogno!”.
Fausto di Una Città in Comune – Pisa dichiara, senza retorica, che “questa assemblea fa paura. Fa paura la capacità di decidere orizzontalmente cosa fare nei nostri territori, di dire no a guerra e riarmo e sì alla transizione ecologica reale”. Ribadisce la totale disponibilità verso Gkn.
Un rappresentante del Gabbiano di Milano e giornalista di FuoriMercato definisce la lotta Gkn “un volano” che può essere un grimaldello per scatenare l’idea di un’alternativa alla concezione unica capitalistica.
Interviene, poi, Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista, ricordando anzitutto la campagna, firmata anche da RC, per il Nobel per la pace a Francesca Albanese. Poi, tornando sull’assemblea, dice: “Dobbiamo contrapporre ecologia e convergenza a guerra e riarmo, per costruire un’alternativa egemonica. Dobbiamo far rinascere l’idea che l’alternativa è possibile, e Gkn si è sempre mossa in questa direzione, per questo mettono i bastoni tra le ruote al progetto”.
Reset Against The War da Roma porta il proprio contributo delineando un quadro di “parte destruens”, cioè di opposizione a guerra e riarmo a livello nazionale ed europeo, e “parte costruens”, cioè di transizione ecologica reale. Accoglie, come tante altre realtà presenti in piazza, la convocazione di una grande piazza nazionale a Firenze in autunno.
Potere Al Popolo viene a ricordare la mobilitazione chiamata per l’indomani, domenica 13 luglio alle ore 18, dalla rete toscana Disarmiamoli contro la base USA di Camp Darby. E a sostenere Gkn, per cui “ci siamo stati, ci siamo e ci saremo”.
Eliana Como, giornalista da sempre accanto a Gkn, inizia raccontando una storia che sembra una fiaba, quella della sospensione per due mesi dei lavori per l’alta velocità sulla tratta Brescia – Verona per la presenza di due esemplari di specie protette di uccellini che hanno nidificato proprio sul terreno del cantiere, e propone alla platea la suggestiva immagine di un sogno: “Pensate se potesse accadere la stessa cosa a Campi Bisenzio, pensate che bello sarebbe, la chiameremmo ‘La fabbrica degli uccellini’”.
Si fa poi un po’ meno spensierata quando propone un’altra immagine, quella del battito delle ali di una farfalla rara, anch’essa accasata all’interno dei cantieri e che, però, non ha fermato i lavori per la galleria di San Vito di Cadore prevista per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026; così come Francesca Albanese, per ora, non riesce a fermare il genocidio in Palestina con i suoi interventi: “Albanese ha sempre descritto la situazione di oppressione in Palestina e ha sempre parlato di dechilding, ‘de-bambinizzazione”, ma quand’è che la attaccano? Quando fa i nomi delle aziende (ultimo rapporto intitolato “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”). Scateniamo le nostre energie come le ali delle farfalle. Se toccano Francesca Albanese toccano tutti, se vogliono sgomberare Gkn dovranno portarci via uno a uno!”.
È a Firenze anche una rappresentanza del Quarticciolo, borgata romana finita sotto la repressione governativa del modello Caivano e già sede dell’anteprima del Festival di letteratura Working Class: “Non può bastare la repressione, la paura a risolvere i problemi sociali. L’epidemia di crack continua a dilagare nel nostro quartiere, servono progetti di quartiere. Ci piacerebbe che fossero fondati sui pannelli fotovoltaici GFF, per continuare la convergenza nella nostra borgata e non fare spegnere le luci, perché se si vince o si perde lo si fa insieme”.
Il Manifesto In Rete apre con una provocazione: “Non sarebbe male creare un rapporto con la Cina, visto il monopolio”. E poi fa una proposta concreta, di raccogliere subito l’appello a fare i preordini per pannelli e cargo-bike.
Gruppo Di Autoformazione Politica è un piccolo e giovane collettivo che a Trieste e in altre città si mobilita per le persone migranti nell’ambito dell’organizzazione di volontariato Linea d’ombra: “Gkn restituisce senso e riappropriazione di senso, alla lotta e in generale. Dobbiamo uscire da noi stessi, dobbiamo rompere le nostre bolle informative che ci restringono, e per questo chiediamo aiuto a Gkn”.
Tocca, proseguendo, a un giovane rappresentante del Sudd Cobas di Prato, che porta ancora una volta le esperienze cittadine delle lotte nel distretto tessile, contro le 12 ore e contro il caporalato, raccontando l’ultima occasione di difesa collettiva dei lavoratori contro un’azienda che voleva portare via le macchine dalla fabbrica all’improvviso: in 30 fra operai e solidali, sono subito accorsi sul luogo, impedendolo. “Oggi sono stati licenziati con un’ e-mail. Mi ricorda qaulcosa…”, aggiunge, facendo riferimento alle modalità con cui il 9 luglio 2021 Melrose ha informato gli e le operaiə ex Gkn di non presentarsi il giorno dopo a lavoro. “La convergenza supera le bolle, per questo grande insegnamento diciamo grazie al collettivo di fabbrica perché sta dando strumenti, un’alternativa, sta creando coraggio”. A lui risponde Danio dalla presidenza: “Grazie a te e a voi, come sempre, perché ci state insegnando un altro modo di fare sindacato”.
(Maria)Sole di Insorgiamo con i lavoratori GKN – Gruppo dei Solidali, in rapida sintesi, afferma: “Questa lotta ha l’obiettivo di riportare la produzione e quindi il reddito. E quindi di riportare un’idea di alternativa. Noi qui presenti, cosa possiamo fare? Dobbiamo appoggiare QUALSIASI scelta del collettivo ed esserci, metterci a disposizione. Soprattutto durante l’estate: prepariamoci a passare l’agosto con il collettivo di fabbrica. Resistere per ri-esistere!”.
Dopo un breve riepilogo dello stato dell’azionariato popolare, prende la parola un’infuocato signore con barba bianca di nome Tito, che parla come singolo, che si e ci chiede: “Ma è veramente utile produrre pannelli fotovoltaici? Lo fanno tutti! Io propongo un’altra cosa: di agire su qualcosa che tutti abbiamo in tasca… – dice mostrando il suo telefono – costruire cellulari con cellule fotovoltaiche, perché questo non lo fa veramente nessuno, e così tutti avremmo e porteremmo sempre con noi l’energia rinnovabile!”. Per poi concludere con: “Questa è la mia idea, vi ringrazio e me ne torno nella mia casa in campagna, a respirare l’aria pulita!”.
Avviandoci alla conclusione, c’è anche la voce degli Studenti Di Sinistra – Coordinamento studenti universitari Firenze, che pongono l’accento sul fallimento della transizione ecologica dall’alto e sulla situazione della ricerca all’interno degli atenei: “Dobbiamo passare da una ricerca finanziata e piegata agli interessi delle multinazionali a una ricerca finalizzata alla collaborazione con cooperative come Gff. E questo non solo come contenuti che riempiono gli spazi delle università, ma dobbiamo immaginare questo processo anche per le strutture, gli edifici fisici, i palazzi, i corridoi, le aule. Noi abbiamo pensato alle Cers, le Comunità energetiche rinnovabili solidali. Il nostro obiettivo deve essere diventare egemonia diffusa, non rinchiusa. E questo lo abbiamo imparato con Gkn, perciò saremo sempre disponibili verso questa grande lotta!”. Al termine, “mi permetto di fare una piccola critica, senza mancare di rispetto, ma la critica è alla base della sintesi: dobbiamo cercare, quando veniamo qui, di trovare dei puntki di unione fra noi, di unire le differenze, non venire a raccontare ognuno la propria storia e mettere la propria bandierina, perché questa è la convergenza. Vi saluto e grazie, sempre in solidarietà con Gkn!”.
Alberto degli Stati Generali della Giustizia Climatica e Sociale è l’ultimo degli interventi segnati: “Oltre alla dimensione mutualistica solidale e di mobilitazione intorno a Gkn, è necessario tornare a riconcepire la necropolitica del capitalismo fossile in generale, come agisce su tutta la società, in ogni suo aspetto”.
Per finire, un saluto da un compagno palestinese, che pone un interrogativo di riflessione: “Come può un governo che si autoproclama democratico licenziare dei lavoratori, nonostante lo statuto e i diritti normativi? Noi, come resistenza palestinese abbiamo imparato a non arrenderci mai, a continuare la battaglia e la resistenza. Voglio esprimere anche io solidarietà a Francesca Albanese. Viva la resistenza, la solidarietà e la Gkn!”.
Viene poi letto il documento finale redatto dal collettivo di fabbrica, che viene simbolicamente e consultivamente approvato all’unanimità dai soci e dalle socie, ricordando che, in ogni caso, fuori dalla mobilitazione non c’è salvezza. “Quello che dobbiamo fare è andare a contendere i miliardi destinati al riarmo”, recita il comunicato.
L’intervento finale porta sempre la firma di Dario Salvetti, che ammette: “Siamo stanchissimi, quindi sarò breve e non riprenderò tutti i punti. Qualcosa però voglio dirla: la convergenza non implica fusione, ma la tranquillità con cui noi tuttə dialoghiamo disvela che le frantumazione fuori da queste assemblee è artificiale”. Segnala, Dario, successivamente, un punto importante, che però non era ancora emerso: “In Italia, la stragrande maggioranza di quelle classificate come cooperative, in realtà cooperative non sono. Gff aprirebbe un’offensiva ideologica contro le false cooperative, e questo non lo vogliono”. Un altro nemico che finora, forse, non era stato sufficientemente considerato, o quantomeno portato all’attenzione.
Ancora, è fondamentale stringere ancora di più la convergenza e portarla avanti eliminando le tossine: “La solidarietà mutualistica non è permanente”, avverte, proponendo la definizione di strumenti che comunitarizzino la militanza (ad esempio, un team di legali a cui tutte le lotte possano rivolgersi, una cassa comune da cui le vertenze possono attingere ecc ecc).
“Abbiamo bisogno di una vittoria. Ribadisco: mettiamo a disposizione la piazza di Firenze per una grande piazza in autunno. Perché convergere vuol dire anche darsi una scala di priorità per intaccare i rapporti di forza”.
A chiudere davvero l’assemblea è Danio, che saluta sottolineando: “Quando si ringrazia la persona che si sta aiutando, vuol dire che si è davvero capito il mutualismo!”
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