Sono 800 le/i detenute/i presenti, altre/i 100 potrebbero arrivare una volta chiusa la sezione giovani adulti. Si va verso le tre persone per cella, alcune donne già recluse anche nel nido. E da due mesi manca il ricambio delle lenzuola.
A Bologna “procede senza soluzione di continuità la saturazione degli spazi” del carcere della Dozza: lo segnala il Garante comunale dei detenuti, Antonio Ianniello, sottolineando che “desta particolare preoccupazione la condizione della sezione femminile, che ha raggiunto numeri che a memoria non si ricordavano”. Mercoledì, infatti, “risultavano presenti 96 donne (di cui 11 presso la sezione semiliberi che passano parte della giornata all’esterno del carcere per svolgere attività lavorativa). Tale picco numerico- riferisce il garante- ha comportato la necessità, per evitare situazioni in cui una cella si trovasse ad avere tre donne al suo interno, di collocare alcune donne negli spazi dedicati alla sezione nido, predisposta per l’accoglienza di madri detenute con figli al seguito di un’età sino ai tre anni (al momento non presenti)”. Sono due, specifica Ianniello, le detenute sistemate nel nido. A fronte di ciò, “fra le donne attualmente presenti in carcere alcune sono anche prossime al fine pena e potrebbero accedere a misure alternative alla detenzione, ma- scrive il Garante- in ragione della loro peculiare fragilità, non è stato al momento possibile strutturare percorsi di accoglienza all’esterno che possano dare risposte adeguate ai loro bisogni complessi e consentire così alla magistratura di sorveglianza di decidere nel senso della loro fuoriuscita dal circuito detentivo. Restano per questa via in carcere, contribuendo ad aumentare il tasso di sovraffollamento nella struttura”.
Nel dettaglio, a fronte di una attuale capienza regolamentare di 457 posti, i numeri complessivi della Dozza “ormai da diverse settimane si attestano intorno a 800 persone (al 31 agosto erano presenti 801), tendenzialmente collocate in due per cella”, sono le cifre fornite da Ianniello. “Quando si arriverà a dover collocare tre persone all’interno della medesima cella, opzione ormai non così remota, visto il trend in progressiva crescita- aggiunge il Garante- avremo la piena configurazione di una flagrante violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, che sancisce il divieto di pene e di trattamenti disumani o degradanti”. In questa prospettiva, considerando che “a livello nazionale nel mese di agosto si è raggiunto il numero di 63.167 persone detenute- conclude il Garante comunale- non sembra essere differibile la necessaria valutazione di soluzioni che concretamente vadano a incidere sulla riduzione dei numeri”.
Sulla situazione della Dozza intervengono anche il Direttivo e l’Osservatorio carcere della Camera penale “Franco Bricola”, tramite una lettera indirizzata al Provveditorato regionale, alla direzione della Dozza, alla Giunta della Regione Emilia-Romagna, al Tribunale di sorveglianza e ai Garanti dei detenuti. “Abbiamo letto con preoccupazione la denuncia della Fp-Cgil, pubblicata anche su quotidiani locali, da cui emerge che all’interno della Casa circondariale mancherebbero beni essenziali per i detenuti- scrivono gli avvocati- ed in particolare le lenzuola, che addirittura non verrebbero cambiate dopo due mesi di utilizzo. Se questa denuncia fosse confermata saremmo di fronte a un fatto di estrema gravità, che determinerebbe una tanto clamorosa quanto grave lesione dei più basilari diritti delle persone detenute, se non della loro stessa dignità di essere umani”. Situazione che “appare ancor più grave laddove si consideri che la problematica riguarda specialmente i detenuti meno abbienti, che non hanno collegamenti con l’esterno su cui poter contare per la fornitura di tali beni di prima necessità. Sappiamo bene, purtroppo- continua la lettera- che si tratta della maggior parte della popolazione detenuta, che statisticamente è composta proprio da persone senza risorse economiche, tra cui molti stranieri, che non dispongono di alcun supporto familiare o amicale esterno”.
Pensando che tutto ciò “si aggiunge alla già indecorosa condizione detentiva che le persone ristrette sono costrette quotidianamente a subire in ragione dell’ormai insopportabile sovraffollamento nel carcere della nostra città, con le tante altre criticità strutturali e di personale- aggiunge la Camera penale- allora appare sempre più chiara ed evidente la mortificazione definitiva del principio di umanità della pena previsto quale primario presidio di civiltà della nostra democrazia dall’articolo 27 della Costituzione”. In questa situazione “diventa pressante, e allarmante, la preoccupazione per quello che potrebbe accadere nella Casa circondariale quando, si auspica ormai a breve- scrivono poi i penalisti- la sezione inopinatamente destinata ai giovani adulti verrà restituita alla sua originaria destinazione, con un incremento di circa 100 nuovi ingressi, portando il numero complessivo (già oggi ben oltre la capienza regolamentare), a quasi 1.000 detenuti a fronte di una capienza di meno della metà“. Questo scenario va “scongiurato con ogni mezzo possibile”, è dunque l’appello della Camera penale, così come “devono essere immediatamente ripristinate le minime condizioni di dignità per la popolazione detenuta, che oggi patisce un intollerabile surplus di sofferenze fisiche e morali per le quali non si può che provare indignazione e vergogna”. Per i penalisti, in conclusione, “non ci può essere più alcun dubbio sul fatto che le nostre carceri rappresentano oggi la più grave emergenza umanitaria del nostro Paese: chi può e chi deve faccia tutto il possibile per porvi rimedio, a partire da quei minimi ed urgenti interventi che assicurino che la pena si avvicini a quel senso di umanità che la nostra Costituzione pone alle nostre coscienze come imperativo giuridico e morale”.
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