Il 27enne morto poche settimane fa a Marzabotto “non è scivolato in acqua ma stava cercando di salvare una ragazza”, racconta una sua amica, indignata per il modo in cui è stata trattata la notizia e per i commenti xenofobi – viste le origini indiane della vittima – comparsi sui social.
“Scivola nel Reno e muore a 27 anni”. Con titoli praticamente identici tra loro, questa notizia è stata pubblicata lo scorso 16 giugno da diverse testate giornalistiche bolognesi. Le quali, allo stesso modo, hanno tutte raccontato la vicenda in maniera analoga: il ragazzo, di origini indiane, si trovava lungo il fiume a Marzabotto insieme a un gruppo di amici quando è scivolato in acqua e, non sapendo nuotare, non è riuscito a riemergere, forse anche a causa di un mulinello; il suo corpo è stato poi recuperato dai Vigili del fuoco in fondo a una buca profonda tre metri sul letto del Reno. Una tragedia simile ad altre che si sono verificate sul territorio bolognese e non solo, soprattutto in periodi di grande caldo come quello che ha interessato anche queste zone dell’Italia nelle ultime settimane.
Le cose, però, sarebbero andate diversamente rispetto agli articoli pubblicati dalla stampa. “Deep non è ‘scivolato’ ma è morto nel tentativo di salvare un’altra ragazza”, che è poi riuscita a tornare a riva: a raccontarlo è Marianna Sorrini, che conosceva il 27enne e spiega di aver appreso questa informazione sulla sua morte tramite un comune amico, a sua volta messo al corrente da un testimone diretto dell’accaduto. Marianna ha infatti scritto al nostro giornale per segnalare alcuni aspetti di questa vicenda che sono rimasti nell’ombra: una decisione che la nostra lettrice spiega di aver preso alla luce del modo in cui è stata trattata la notizia, in particolare per il peso dato alle origini straniere della vittima, ma anche per le difficoltà incontrate di fronte al tentativo di far emergere una diversa versione della morte di Deep. La nostra lettrice racconta infatti di aver interloquito con alcuni cronisti della stampa mainstream, segnalando anche la possibilità di riportare la testimonianza di una persona che ha assistito alla scena. Ma, al di là di qualche generica disponibilità, non se n’è fatto niente. “Dietro Deep c’è un gruppo di amiche e amici, c’è una comunità. E io, da libera cittadina, mi sono impegnata per contribuire a rendere l’informazione più vicina al reale. E’ a tutto questo che è stato riservato, purtroppo, un trattamento di sufficienza”.
Marianna, inoltre, spiega di essere rimasta “nauseata” dai commenti – spesso dal sapore razzista – comparsi sulle pagine social di qualche giornale che aveva pubblicato la notizia. In quei commenti “ho trovato l’Italia”, afferma Marianna, riportando alcune delle frasi lette sul web: “Se a 27 anni non sai nuotare allora meriti le conseguenze”, “Sono stranieri analfabeti e non sanno leggere i cartelli”, “Sempre stranieri”. In seguito molti di questi commenti “sono stati eliminati e per questo ringrazio il cielo e le mie feroci critiche, ma ancora troppi giudizi restano lì, sotto gli occhi di tutti”, sottolinea Marianna.
E, così, ci scrive infine la nostra lettrice: “Questa notizia non è uno scandalo, non è il true crime che tanto piace agli italiani, ma è una verità che resta sommersa insieme al mio amico. Un atto di coraggio silenziato da commenti razzisti su Facebook e dal disinteresse dei giornali sulla vicenda. Non cambia il Paese, nessuna notizia lo farà mai, ma credo sia una mano sulla coscienza necessaria”.
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