La contrapposizione con il Viminale riguarda al limite il luogo in cui far disputare la partita tra la Virtus e la squadra israeliana: per Palazzo D’Accursio “è giusto che si giochi”. Anche se a Gaza, intanto, si continua a morire.
Sui giornali cittadini degli ultimi giorni ha trovato un certo spazio il (presunto) braccio di ferro tra il Comune e il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in merito alla partita di Eurolega di basket tra Virtus e Maccabi Tel Aviv in programma venerdì sera al PalaDozza. Un evento contestato da tante realtà politiche e di sport popolare perchè “il Maccabi Tel Aviv è da sempre emblema del sionismo dello Stato di Israele e la sua tifoseria, specialmente nel calcio, è tristemente nota per atteggiamenti suprematisti, arabofobici e razzisti. Israele utilizza lo sport come strumento di sport washing, ossia come strumento di propaganda e diplomazia per mostrare un volto vincente e ‘europeista’, mentre a Gaza continua un genocidio che ha già causato decine di migliaia di morti e centinaia di migliaia di feriti”, si legge ad esempio nell’appello firmato da diverse realtà di sport popolare bolognesi (Hsl, Edera volley e Edera fc, Crystal, Palestra popolare Gino Milli, Palestra popolare Tpo, Cinghiali del Setta rugby, Diavoli rossi) e di altre città, che rilanciano anche l’appuntamento per la manifestazione promossa per venerdì alle 18 con partenza da piazza Maggiore.
Ecco, a guardare molti degli articoli circolati negli ultimi giorni anche questo tema è rientrato nel gioco delle parti che ripropone la contrapposizione tra amministrazione locale e Governo: in questo caso si è diffusa una narrazione che vedrebbe Palazzo D’Accursio contrario a questa partita e il Viminale invece deciso a farla giocare. Una circostanza che in teoria non sarebbe neanche così assurda, se si pensa che meno di due mesi fa il Comune ha preso pubblicamente posizione contro la partecipazione della Israel Premier Tech dall’elenco delle squadre partecipanti all’ultimo Giro dell‘Emilia, la gara ciclistica internazionale che si è corsa il 4 ottobre con arrivo proprio a Bologna. “Siamo contrari alla partecipazione di una squadra israeliana al Giro dell‘Emilia in un momento come questo, dove il Governo di Israele si sta macchiando di gravi crimini contro la popolazione civile nella Striscia di Gaza”, disse il Comune in una nota ufficiale, chiedendo agli organizzatori della manifestazione di escludere il team: cosa che poi si è anche realizzata.
Ma stavolta, al di là dei battibecchi a mezzo stampa tra Palazzo D’Accursio e Viminale, le cose stanno diversamente ed è bene metterlo in chiaro. A leggere oltre i titoli, infatti, è evidente che il “no” del Comune riguarda al limite l’opportunità di far disputare la partita al PalaDozza, optando per altre sedi come la Fiera o l’Unipol Arena, per mere questioni di ordine pubblico. Le considerazioni su Israele e Gaza espresse in occasione del Giro dell’Emilia, in realtà, sembrano già evaporate. Tant’è che le/gli esponenti della Giunta intervenute/i sul tema della partita non hanno speso su Gaza neanche una parola.
Per cominciare, l’assessora allo Sport, Roberta Li Calzi, ha rimandato ogni valutazione a Questura e Prefettura. E il precedente con la Israel Premier Tech? “Si tratta di eventi assolutamente differenti, nel senso che il Giro dell’Emilia- ha affermato Li Calzi- è un evento organizzato da un soggetto privato che, anche in collaborazione con il Comune, organizza un evento sul territorio. Evento che vede la partecipazione di persone, non solo di corridori ma anche di pubblico, sulle strade della città” e per il quale “si mettono in campo, anche dal punto di vista organizzativo, degli sforzi da parte dei nostri uffici”. Per quanto riguarda invece “una partita di Eurolega, è chiaro che sono le istituzioni sportive a decidere i luoghi di gioco e le partite. E in questo caso- ha continuato Li Calzi- le istituzioni sportive, fino ad oggi, non hanno deciso di escludere Israele dalle competizioni sportive, come invece è stato fatto con le squadre e le nazionali che riguardano la Russia. Quindi chiaramente noi ad oggi come Comune di Bologna non abbiamo potere di incidere rispetto alle scelte, tutte puramente di politica sportiva, che riguardano una competizione in capo appunto all’Eurolega”. Resta il fatto, però, che il Comune è proprietario del PalaDozza, come si fa fanno notare nell’appello già citato in precedenza: “Far giocare questa partita al PalaDozza, impianto pubblico di proprietà comunale, gestito tramite la Fondazione Bologna Welcome, significa non interrompere i rapporti economici e politici con Israele, legittimando la sua propaganda”.
Poi sono arrivate le dichiarazioni di Piantedosi, indirizzate alla piena conferma della partita così come programmata. E così ha replicato l’assessora alla Sicurezza, Matilde Madrid: “Non condivido la scelta, annunciata dal ministro dell’Interno Piantedosi, di lasciar giocare nel cuore della città una partita così delicata sul piano dell’ordine pubblico. Anche per l’area di cui si tratta, piena di negozi, cantieri e complessità”. Una “situazione di rischio che si potrebbe evitare”, secondo l’amministrazione bolognese. Il tema, sottolinea poi Madrid, “non è tanto quello di farsi dettare l’agenda dai ‘facinorosi’ -come li ha chiamati il ministro dell’Interno- quanto quello di scegliere le condizioni che possano garantire al meglio il corretto svolgimento dell’evento, da un lato, e dall’altro il diritto di manifestare”, ha detto Madid: alternative in questo senso “ce n’erano e le abbiamo rappresentate nelle sedi opportune. Confidiamo nel lavoro della Prefettura e della Questura per la gestione dell’ordine pubblico e ci auguriamo in ogni caso che tutto si svolga per il meglio. Ma l’auspicio resta quello di rivalutare questa scelta”.
Ancora più chiaro il sindaco Matteo Lepore: “È una partita a rischio, è giusto che si giochi. Noi non siamo affatto perché violenti e facinorosi dettino l’agenda alla nostra città, però bisogna anche fare in modo che non siano negozianti e residenti a subire una gestione dell’ordine pubblico come quella che il ministro Matteo Piantedosi ha annunciato”. Per Lepore “non c’è bisogno di sfidare continuamente Bologna con una gestione dell’ordine pubblico muscolare: è giusto che la partita si giochi, noi proponiamo che non si faccia esattamente nel centro storico della città, in mezzo ai cantieri, ai negozi e alla vita di tutti i giorni”. La soluzione ideale, secondo Lepore, sarebbe stata “giocare all’Unipol Arena, quando sarà disponibile, ma in questo momento noi non siamo quelli che decidono. Io sono perché la partita si faccia, ma in condizioni che non mettano a soqquadro la città”. Tuttavia, dal momento che “il ministro vuole andare avanti e ha fatto questa scelta”, il sindaco ha chiesto da un lato “al prefetto di gestire nel migliore modo possibile”, e dall’altro “ai manifestanti di non venire a distruggere la città, perché agire contro la città non fa il bene della causa palestinese, della pace. Chi agisce in modo violento da noi sarà sempre respinto, perché Bologna ha davvero bisogno di essere rispettata”.
Anche la posizione di Coalizione civica, infine, prende le mosse da luogo e giorno dell’incontro: nei giorni scorsi “ci siamo svegliati e abbiamo letto parole sagge sui quotidiani locali, che riportavano la richiesta della Questura di spostare la partita in un’altra città, addirittura all’estero, o almeno in un altro giorno per consentire una gestione diversa da quella che prevederebbe lo scenario del PalaDozza, in centro città, con attorno i cantieri. Qualche ora dopo, leggiamo che il ministro Piantedosi ha confermato che la partita si terrà il 21 novembre al PalaDozza. Cosa è successo in queste ore? Chi si è assunto la responsabilità di questa scelta scellerata? Il ministro? L’Eurolega? Qualcuno ci metterà la faccia? Per quanto ci riguarda il Maccabi Tel Aviv non dovrebbe partecipare a nessuna competizione sportiva e i suoi tifosi sono tristemente noti in tutto il Mondo per le provocazioni e le violenze di cui sono protagonisti. Lo sport dovrebbe incarnare i più alti valori e non può e non deve essere complice di un genocidio. Ma anche se non ci fosse questa sensibilità etica a difesa del popolo palestinese, ancora massacrato dalle bombe come ha raccontato oggi stesso il dottor Giorgio Monti di Emergency e che è la ragione più importante, dovrebbe almeno esserci un buon senso a tutela della città di Bologna e dei propri cittadini e cittadine dallo scenario peggiore possibile, che sembra esattamente quello che si vuol delineare e non si vuol provare a scongiurare. Chiediamo ai soggetti che hanno il potere in questa vicenda di ripensare seriamente a questa scelta, con il cuore in Palestina e nella testa la consapevolezza che il movimento nazionale che si è battuto contro il genocidio e lo sport-washing di Israele non si fermerà e riempirà le strade della città”.
Insomma, come il sindaco ha detto senza tanti giri di parole, per l’amministrazione è giusto che la partita venga disputata e quindi va benissimo ospitare il Maccabi. Il problema, semmai, è che chi manifesta a sostegno del popolo palestinese non finisca per disturbare cantieri e negozi. Le belle parole sbandierate fino a poche settimane fa, quando l’attenzione mediatica era più alta ed era impossibile non fare i conti con le maree umane che riempivano le strade contro il genocidio, sono già un lontano ricordo? Eppure a Gaza, intanto, si continua a morire.
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