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Anche a Bologna: “Tu chiudi, tu paghi” [audio]

Ieri sera in piazza Maggiore manifestazione promossa da Usb e Federazione del sociale “per rappresentare le esigenze di dipendenti, precari, lavoratori in nero, studenti. Il grido di rabbia partito da Napoli è sacrosanto, le risorse vanno prese da chi in questo periodo s’è arricchito”. Intanto, comitato Libro Verde: “Nelle Cra misure anti Covid ancora insufficienti”.

30 Ottobre 2020 - 10:45

“Se ci chiudete in casa ci dovete dare i soldi per vivere. Se ci volete al lavoro ci dovete dare tutte le protezioni che servono, al lavoro e sui mezzi di trasporto. E soprattutto dovete rafforzare la sanità, quella pubblica”. Con queste parole d’ordine si è svolta ieri sera una manifestazione convocata in piazza Maggiore da Usb e Federazione del sociale con l’adesione di altre realtà come Noi Restiamo e Potere al Popolo. “La nostra è una piazza diversa” da quelle che, ad esempio, sono state lanciate in questi giorni da imprenditori o proprietari immobiliari: “Siamo qui- è il messaggio dell’Usb- per rappresentare le esigenze di dipendenti, precari, lavoratori in nero, studenti”, ovvero le categorie che ieri hanno preso parola durante il presidio.

Così Usb e e Federazione del sociale hanno spiegato le ragioni della manifestazione: “Il grido di rabbia partito da Napoli è sacrosanto: se interrompono le attività di ristorazione, se vietano gli spettacoli, se chiudono le palestre, se fermano un pezzo di paese devono usare le risorse che hanno per permetterci di vivere. Lo si chiami reddito di emergenza, sussidio Covid o altro devono dare i soldi per vivere. Se servono risorse le dobbiamo trovare e prendere da chi in questo periodo si è arricchito ancora, perché anche nella pandemia non siamo tutti uguali. Se sono in cassa integrazione, se i servizi e le attività in cui lavoro chiudono, se vengono sospesi o ridotti, se lavoro in un bar o in un ristorante, se sono una guida turistica, se lavoro in una mensa o in un albergo, se sono stato costretto ad aprire una Partita Iva o una piccola attività, se lavoro nello sport o nello spettacolo, se vivo alla giornata di lavoretto in lavoretto, è normale che abbia finito i soldi. Qualcuno ha preso i 600 euro, qualcun altro aspetta ancora la cassa integrazione di maggio, altri niente. Ma non è andata male a tutti, ci sono interi settori industriali che hanno tirato e guadagnato in questi mesi. Provatelo a chiedere ad Amazon, per esempio, quanto ha guadagnato il mondo del commercio on line in questo periodo. Chi è al governo deve smetterla di far finta di non vedere quali sono le cose concrete da fare e affrontare con decisione la realtà, utilizzando tutte le risorse a disposizione per fare tre cose urgenti e fondamentali: 1. Misure economiche di protezione effettiva di tutta la popolazione, un reddito che copra tutta la fase della crisi e della emergenza sanitaria; 2. Lockdown veri, capaci di isolare e sconfiggere il virus, senza continuare a subire le pressioni di Confindustria che tiene in ostaggio il paese perché le fabbriche devono continuare a produrre; 3. Mezzi e personale nella sanità pubblica sufficienti a far fronte all’emergenza pandemica e a dare la certezza che tutti avremo la possibilità di essere curati”.

Hanno scritto ancora Usb e Federazione del sociale: “Servirà tassare i grandi patrimoni per avere le risorse di cui c’è bisogno? Dovremo chiedere qualche sacrificio alla parte ricca del paese per consentire a tutti di vivere? Comprare qualche aereo da guerra in meno? È una questione di giustizia e di civiltà. La gente di Napoli scende in piazza e lancia un grido a tutti noi. È giusto raccoglierlo. È giusto non lasciarla sola. Le loro ragioni sono le nostre”.

> Ascolta l’audio raccolto in piazza da Zic.it:

Intanto torna a farsi sentire il comitato regionale Libro Verde, che riunisce familiari e operatori delle Case residenze anziani ed è supportato dalla stessa Usb. Le linee guida varate della Regione Emilia-Romagna per affrontare l’emergenza Covid all’interno delle Cra, se “in linea teorica potevano essere funzionali, nel concreto non hanno dato i risultati sperati. Tali linee guida devono essere contestualizzate e concretizzate con il coinvolgimento della base, delle singole realtà dei territori, dei familiari e operatori del settore, attraverso un protocollo d’intesa che proporremo, in cui sia istituzionalizzata la presenza dei familiari e la partecipazione di tutte le organizzazioni sindacali in rappresentanza dei lavoratori, non solo di chi abbia firmato il Patto per il lavoro, che reputiamo limitativo nella rappresentanza”, dice il comitato dopo un incontro avuto con gli assessori regionali Raffaele Donini e Elly Schlein. La pandemia “ha scoperchiato prepotentemente le fragilità delle residenze per anziani e non solo- afferma il comitato- abbiamo nuovamente evidenziato le criticità da affrontare, dovute alle scelte politiche degli ultimi decenni: smantellamento del welfare pubblico, privatizzazioni, strutture fatiscenti e non idonee e personale impiegato del tutto inadeguato al reale fabbisogno”.